Crisi Ast, i sindacati alla Camera dei deputati: l’audizione in diretta

Cgil, Cisl, Uil, Fismic Confsal e Ugl ascoltati dalla commissione attività produttive

 

Presieduta dall’onorevole Barbara Saltamartini, la commissione attività produttive della Camera dei deputati ha ascoltato in audizione i rappresentanti sindacali sulla situazione di Ast Terni. Ecco gli interventi.

Valerio Zalò, segretario nazionale Fim Cisl

Abbiamo da una parte investimenti ma dall’altra due motivi di preoccupazione. Il ruolo dell’Ast di Terni all’interno della riorganizzazione della Tk, ci sentiamo degli eterni lavoratori in vendita. Avremmo delle soglie produttive stabilite, ma 25mila tonnellate di bramme non vengono prodotte all’interno ma acquistate dall’Indonesia. Ce ne sono altre 15mila in arrivo. Non siamo di fronte ad un mercato che compra dalla Cina, ma per assurdo ciò che arriva è un prodotto qualitativo che ci mette in discussione sulla continuità produttiva di uno dei forni. Se il mercato che altrove è bloccato, trova da noi terreno fertile, ci troviamo di fronte ad un problema. Un’altra richiesta che avanziamo è che voi vi facciate parte attiva per la ridiscussione dell’accordo di programma che scadrà a settembre 2020 e fare in modo che la frase “sito strategico per la produzione nazionale dell’acciaio” si concretizzi. E’ necessario che tutto il sistema delle infrastrutture venga potenziato: la politica nazionale, regionale e comunale dovrebbe mettersi al servizio delle acciaierie. A che punto siamo con il tavolo degli energivori?

Alessandro Rampiconi, Fiom Cgil

Ast rappresenta il 37% del Pil provinciale e il 63% del Pil comunale. Veniamo da un accordo molto sofferto, sottoscritto a dicembre 2014. Punti cardine come occupazione e produzione non sono rispettati: va fatta una verifica sull’accordo di programma. Tk e Ast chiudono i bilanci in perdita. In Europa si sta determinando una ristrutturazione dei competitors, ci interessa capire il governo italiano come si inserisce all’interno del tema della siderurgia. C’è una difficoltà di mercato oggettiva legata a prezzi e dazi tra Usa e Cina. Occupazione e produzione sono dunque due parametri fondamentali per la salvaguardia del sito. Acquisto delle bramme dai paesi asiatici creano un problema nell’area a caldo della fabbrica. Le scelte commerciali sembrano portare ad una decisione che a noi preoccupa in modo particolare.

Giovacchino Olimpieri, Fismic Confsal

Stiamo passando un momento di transizione molto complicato a causa del debito maturato dalla multinazionale Tk. Su Terni c’è il problema dell’acciaio che arriva dall’Indonesia. Nel 2018 sono arrivate mille tonnellate, nel 2019 50mila, oggi siamo già oltre le 50mila. Questo per capire dove si può arrivare. Non siamo in linea coi parametri dell’accordo di programma al di là delle 2.350 addetti diretti (oltre 1.500/2.000 persone sono legate all’indotto). Diverse produzioni di accia speciali sono state perse. Oggi restiamo con una produzione solo di acciaio inossidabile che mette in crisi il sistema produttivo di Ast. Abbiamo la necessità di incontrare i rappresentanti di Thyssen ed evitarsi di trovarci di fronte ad una decisione già presa. Energia, strade sono altri temi fondamentali che rappresentano situazioni di criticità. Per noi è fondamentale avere la possibilità che questo Paese dica che la produzione di Ast venga abbandonata.

Daniele Francescangeli, Ugl

Bisogna scindere la situazione siderurgica del nostro Paese. Le acciaierie di Terni sono acciaierie da forni elettrici che hanno una capacità di oltre 1,3 milioni di tonnellate. Alla fine dell’anno fiscale non andremo oltre il milione di tonnellate, quindi non rispetteremo l’accordo di programma. Nonostante le tecnologie di Ast consentono di produrre con un basso impatto ambientale. Una grossa problematica sono le regole che detta l’Unione europea, soprattutto a fronte delle produzioni asiatiche che invece non subiscono le stesse restrizioni, anche a livello economico (250/300 euro in meno per ogni tonnellata prodotta rispetto aicosti europei). L’Europa dovrebbe cambiare le regole del gioco. Da quando nel 2014 c’è stata la grande vertenza del magnetico, solo negli ultimi tempi all’interno dello stabilimento le relazioni sindacali ricominciano ad avere contorni “sani”.

Guglielmo Gambardella, Uilm

Ciediamo un impegno da parte della commissione ad intervenire su governo e parlamento. Ast azienda unca nel nostro Paese e che fino all’ultimo bilancio ha chiuso con un fatturato di 1,8 miliardi. Grande realtà del nostro tessuto industriale. Tk sta cercando il settore degli ascensori per fare fronte ad una pesante situazione debitoria. Rispetto alla ristrutturazione del gruppo, Ast deve però essere una priorità a cui venga garantita una prospettiva di lungo periodo. Come sostenere una realtà di questo tipo? Fra i vari strumenti, quello forse più prioritario è quello relativo agli incentivi per le industrie energivore.

Emanuele Pica, Usb 

Dal 2005 non sono statti più fatti investimenti a Terni. La crisi societaria che sta investendo Tk con circa 10 miliardi di debito sta mettendo in crisi il sistema produttivo di un Paese a meno che il nostro Paese non scelga di andare al superamento dell’industria. Se continua l'idea di importare bramme dall'Indonesia, a repentaglio c'è tutta l'industria del nostro Paese. Dobbiamo chiedere con forza investimenti di processo e di prodotto: quel sito non può fare soltanto acciaio inossidabile.
Per quanto riguarda gli investimenti ambientali, la produzione di Terni impatta. È passato un anno dalla presentazione del progetto per il processo di recupero scorie, ma noi ancora non sappiamo come sarà fatto. Non sappiamo quale sarà il processo produttivo. Deve essere chiamata a responsabilità l’azienda.

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