Amministrative 2020 – Attigliano, intervista a Claudio Guerra, candidato sindaco per la lista "Idea Comune"

Claudio Guerra, attiglianese, impiegato in Telepass e regista teatrale, lancia la sfida alla ventennale amministrazione di centro destra con la lista "Idea Comune" che punta sulla trasparenza amministrativa, la partecipazione cittadina ai processi decisionali e un'oculata gestione dei fondi pubblici.

Claudio Guerra è molto conosciuto ad Attigliano. 53 anni, impiegato in Telepass, il suo nome è legato al teatro, firmando la regia di numerosi spettacoli messi in scena su tutto il territorio. Non ha mai avuto esperienze amministrative e non è legato a nessun partito. Con la lista "Idea Comune" ha accettato di esporsi in prima linea per proporre un'alternativa alla ventennale amministrazione di centro destra, rilanciando i valori della trasparenza amministrativa, della partecipazione cittadina e della sobrietà negli invesimenti pubblici. 

Guerra, lei è molto conosciuto ad Attigliano; il suo nome è noto anche per l’attività di attore che, evidentemente, non ha solo una valenza di intrattenimento ma anche sociale. Tuttavia non ha mai avuto esperienze amministrative. Si è preso una grossa responsabilità candidandosi a sindaco. Perché ha deciso di farlo?

Dalla sua domanda rilevo che non è stato informato bene…  più che attore o “teatrante” come mi definisce la lista avversaria preciserei dire “regista”. Ho sempre firmato la regia di tutte le mie rappresentazioni e capisce bene che c’è una bella differenza; è un po’ come il mio lavoro che è quello di coordinare i vari team coinvolti in una progettazione, produzione, promozione e vendita di un prodotto con l'obiettivo di offrire qualcosa di unico per caratteristiche, qualità e soprattutto che sia in grado di distinguersi. La responsabilità è grande e ne sono pienamente cosciente ma non mi spaventa l’idea di una prima esperienza amministrativa. Ho un gruppo al mio fianco forte del proprio percorso di vita e delle proprie competenze. Le posso dire anche che “nessuno sa fare bene qualcosa, prima di averla fatta”.

Quanti desiderano avventure che poi non intraprendono solo per il fatto di non avere esperienza? Quanti rinunciano in partenza, per il timore di non farcela, di non essere capaci, di non essere all’altezza? Allora le rispondo e mi rivolgo soprattutto ai nostri giovani, il nostro futuro: riprendete in mano i vostri sogni e i vostri progetti lasciati nei cassetti, agite con caparbietà e tenacia non vi arrendete, ce la potete fare e se me ne darete l’opportunità sarò al vostro fianco.

Perché ho deciso di candidarmi?

Per la nostra proposta programmatica in cui credo e che invito a leggere, per la dedizione che ho per il mio paese, per un atteggiamento di fiducia nei cittadini orientato alla disponibilità, alla cooperazione, alla trasparenza e per mille altre ragioni per cui vale la pena di provare a scegliere una cornice diversa del nostro destino senza vincoli e trappole mentali.

I “bookmakers” dicono che la vostra avventura è tutta in salita. Non per le vostre personali risorse, ma perché scontate la sostanziale inesistenza di un’ opposizione che avrebbe potuto contenere lo strapotere del centro destra in questi ultimi 20 anni. Perché, secondo lei, è stato così difficile costruire un percorso di opposizione all’amministrazione Nicchi/Fazio?

Sono d’accordo con lei riguardo a quello che dicono i  bookmakers che “la nostra avventura è tutta in salita” ma sono anche dell’idea che dopo la salita ci sia un traguardo. Mi piace citare Tiziano Terzani: “quando si è a un bivio puoi scegliere se andare in salita o più semplicemente andare in discesa. È più facile andare in discesa, ma a  salire c’è più speranza”.

È difficile, e come le ho detto prima, sono consapevole, ma è un altro modo di vedere le cose, ci vuole coraggio e determinazione. 

Non voglio biasimare nessuno perché non ne ho diritto ma non parlerei di “inesistenza di un’opposizione”. Ritengo che le liste di opposizione che si sono succedute abbiano fatto il loro egregio lavoro ma come lei ben sa sono sempre i cittadini che decidono. Credo altresì che sia una grande forma di democrazia dare l’opportunità ai cittadini di poter scegliere tra diverse liste.

Attigliano detiene il record, fra i paesi della provincia di Terni, di presenza di cittadini residenti non italiani. Che valutazione fa del livello d’integrazione raggiunto in questi anni e quali, secondo lei, sono ancora le criticità?

Chi e cosa definisce una integrazione di successo? Difficile fare una valutazione dovremmo avere dei criteri condivisi, altrimenti si rischia di assumere un giudizio personale. Bisognerebbe chiederlo alle persone e saper ascoltare con orecchio pulito e con curiosità, per non irrigidirsi nelle posizioni. L’integrazione, che l’Europa definisce un processo bidirezionale, e quindi sempre in divenire, dipende da tanti fattori, non in ultimo, la percezione che ne ha la cittadinanza, immigrata e non. L’impressione personale, la “criticità” come la chiama lei, è che vi sia un equilibrio instabile. Il lavoro andrebbe fatto trasversalmente, avendo in testa un progetto di lungo corso, non appiattirsi all’emergenza: cito uno slogan della lista avversaria: “contrasto alla clandestinità” lista che amministra da più di venti anni e che si è accorta solo adesso di una delle “criticità”.

Per fare questo però servono delle competenze che non sempre le amministrazioni possiedono. Noi volgiamo, al netto dell’emergenza sanitaria e delle disponibilità finanziarie, agire in tal senso, sempre nel rispetto delle normative nazionali ed internazionali. Vogliamo capire come si sta muovendo tutta la società attiglianese, che è una società in cui la multietnicità è più visibile rispetto alle altre realtà limitrofe, rispetto al tema della migrazione interna al nostro comune e promuovere nuove prassi. Ma già chiederlo alla cittadinanza è una nuova buona prassi, non mi risulta sia stato mai fatto. La scuola, che nel processo di integrazione in Italia è stato ed è un caposaldo, così come la sanità pubblica, sarà un nostro interlocutore privilegiato, intendiamo sostenerla attivamente e promuove nuovi percorsi.

Il vostro programma può sintetizzarsi in tre grandi aree: promozione della partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche e della trasparenza amministrativa, una nuova socialità inclusiva e una progettazione oculata degli interventi strutturali.  Mi dica almeno un intervento concreto per ciascuno di questi tre filoni.

“Partecipazione, trasparenza e socialità inclusiva” sono un caposaldo unico da assumere a sistema. Parlando per azioni, Lavoreremo alla consulta giovanile e non basta dire che una cosa c’è per far si che divenga realtà attiva. Bisogna operare con i giovani, con le realtà sociali, con le famiglie, questo è un processo inclusivo, è già inclusione. Non vogliamo trascurare neanche la fascia di età più anziana, cominceremo a muoverci anche in questo senso, cercando di capire le loro necessità. Lavoreremo alla rappresentatività rionale chiedendo la disponibilità di referenti che fungano da ponte tra i rioni e l’Amministrazione per le esigenze, i problemi, le inefficienze riscontrate così da instaurare un dialogo costante e proficuo tra cittadino ed Amministrazione Comunale.   

 “Progettazione oculata degli interventi strutturali”: le faccio alcuni esempi concreti. Cosa ce ne facciamo di un anfiteatro in Piazza della Rocca, così bello e suggestivo a primo impatto, se poi per carenze strutturali manca delle strutture più semplici quali servizi igienici, spogliatoi, camerini, palcoscenico rampe di accesso mezzi… di un Centro Servizi chiuso…  di uno scarico e carico camper non funzionante… di una piazza senza un’idea… di un campo sportivo progettato e costruito in modo approssimativo… per non parlare poi dei costi!!!

La lista concorrente vi accusa d’inesperienza e poca concretezza. Come risponde a questi attacchi?

Le ho già risposto abbondantemente sopra e non vorrei annoiarla…

Qual è, allora, la sua idea di presente e futuro di Attigliano? A quale vocazione dovrà rispondere il paese per evitare di essere bollinato ancora come “quartiere dormitorio”?

Una componente di persone che transitano e non si fermano nel nostro comune ci sarà sempre. Chi si ferma lo fa per mettere radici o perché le ha già. Ci sono dei fattori che facilitano l’inserimento in un nuovo tessuto sociale, come l’avere figli che vanno a scuola o frequentano attività extrascolastiche. Come le ho già detto queste realtà saranno le nostre interlocutrici principali. La nostra idea come cittadini e cittadine, che poi è stata rafforzata dal confronto con le persone, va nella direzione di promuove cultura. Gli eventi culturali, sentiti come utili, fruibili, arricchenti, aiutano una comunità a far vita di comunità. Creano movimento di persone e scambio di idee, di storie. La cultura facilita l’integrazione e includere le persone nella vita del Comune è una forma di cultura.

Qualora dovesse vincere, quali sono le 3 priorità sulle quali metterebbe mano nei primi 100 giorni di governo?

Mi faccia pensare… 100 giorni sono pochi… così d'emblée le direi:

1) Smantellare l’imponente ufficio del sindaco, costato caro alla cittadinanza, per dare spazio ai risicati uffici comunali e al personale che ci lavora.

2) Cambiare la serratura degli ingressi del Comune, come mi suggeriscono alcuni cittadini.

3) Affacciarmi timidamente al balconcino del Comune per salutare la cittadinanza, per dare seguito alla promessa che mi fece Nicchi:  “…Dai prima o poi ci salirai…” nel 2013 quando gli chiesi l’autorizzazione (negata) per uno spettacolo in onore del nostro partono.

Perché gli attiglianesi dovrebbero votare la sua lista?

Per tutto quello che ho detto e che continuerò a dire, per il nostro programma, per la stima e la preparazione delle mie candidate e candidati consiglieri per la mia semplicità e per l’ironia che come ha potuto notare mi contraddistingue.

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