Il movimento civico "Umbria Next" si orienta sul No al referendum. De Vincenzi: "Una riforma che fa a pezzi la Costituzione"

Il presidente del movimento civico Umbria Next ed ex consigliere regionale, Sergio De Vincenzi, annuncia l'orientamento verso il No al prossimo referendum costituzionale: "La riduzione dei parlamentari renderà più facile la modifica della Costituzione".

Anche l’ex consigliere regionale, Sergio De Vincenzi, presidente del movimento civico “Umbria Next”, che conta fra le sue fila numerosi amministratori comunali in Umbria, ha espresso le motivazioni per le quali è opportuno votare no al prossimo referendum costituzionale.

Gli italiani – spiega De Vincenzi – avevano già votato no ad una riforma radicale dell’assetto parlamentare che prevedeva il superamento del bicameralismo perfetto, la variazione della composizione del senato e la riduzione della rappresentanza elettiva, che avrebbe condotto ad una sostanziale perdita di democrazia.

Dopo quattro anni siamo nuovamente chiamati ad esprimerci su una falsa riforma che rischia solamente di fare a pezzi la Carta Costituzionale che non porterà nessun tipo di beneficio".

Secondo De Vincenzi “l’inefficienza del parlamento dipende dalla litigiosità delle coalizioni di governo e dalla scarsa qualità degli eletti, non certo da un “alto” numero di parlamentari. Inoltre La riduzione dei parlamentari renderà più facile la gestione del paese da parte di un’oligarchia con decisioni adottate in “mini-commissioni” e con maggioranze “minime”. I partiti meno votati saranno estromessi dal parlamento. Se veramente l’obiettivo fosse stato quello di aumentare l’efficienza del parlamento, sarebbe bastato semplicemente ripristinare la possibilità di espressione delle preferenze in sede elettorale per permettere ai cittadini di scegliere veramente i migliori rappresentanti".

E poi la questione del rischio della diminuzione della rappresentatività: “la riduzione del numero dei parlamentari determinerà la riduzione di rappresentatività dei territori, aumentando la distanza fra parlamentari ed elettori. Nemmeno i costi dei parlamentari – posegue De Vincenzi - rappresentano un buon motivo per modificare l’assetto istituzionale attuale. Sarebbe bastato ridurre le indennità procapite e non lo hanno fatto. D’altra parte il risparmio che dovesse derivare dalla riduzione di 315 fra deputati e senatori (82 mln annui) ammonta orientativamente ad 1,3 euro/italiano/anno.

Non regge - osserva De Vincenzi - nemmeno il refrain: "in Europa siamo quelli che hanno il rapporto più alto di parlamentari in relazione alla popolazione”. Attualmente l’Italia si troverebbe in basso alla graduatoria con 1,6 parlamentari/100.000 abitanti. Al di sotto solo Polonia e Francia (1,4), Paesi Bassi e Spagna (1,3) e Germania (0,8). Il Regno Unito ne ha 2,4. E con la riforma scivolerebbe al penultimo posto, prima della Germania con 0,9 deputati".

Altro tema, secondo il presidente di Umbria Next, è il rischio di facilitare la modifica della Costituzione: “La riduzione dei parlamentari renderà più facile la modifica della Costituzione che sarà a questo punto eterodiretta dalle segreterie dei partiti, e cioè dall’oligarchia dominante. Infine, votare no può rappresentare un segnale importante per dire basta con il Governo Conte, retto da un asse Pd-5Stelle e sinistra radicale che non può stare in piedi”.

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