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Domenica, 23 Giugno 2024
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“Zia” Maria, una vita fra costumi e stoffe: “Così ho vestito dame e popolani, il terziere è come una famiglia”

A 92 anni, Maria Caldaioli in Proietti è ancora impegnata nella sartoria di Mezule e rappresenta un pezzo della storia della Corsa all’Anello di Narni. L’intervista

La Corsa all’Anello di Narni è finita da un pezzo. Ma in occasione dell’ultima edizione, sono saliti alla ribalta alcuni personaggi che hanno fatto la storia della manifestazione narnese. Tra questi c'è Maria, la “zia” di tutti i mezulani. Per tutti, infatti, dentro al terziere bianconero, la signora Maria è sempre stata “Zia” Maria.

È così che la chiamano i contradaioli di tante generazioni. Lei è dunque Maria Caldaioli in Proietti, classe 1932, con alle spalle lunghi anni trascorsi all’interno della sartoria di Mezule. È qui che l’abbiamo incontrata in un pomeriggio di metà marzo. “Sono entrata a Mezule nei primi anni - racconta - ai tempi dei priori Fausto Modoni e Giorgio Lucci, quando la sartoria diventava di anno in anno un punto di incontro e c’era una bella squadra, tra chi faceva ricerche sui costumi, chi disegnava i modelli, chi li tagliava e chi, come me, li cuciva. Mi occupavo dei costumi del corteo e delle manifestazioni, senza contare quelli dei popolani, utilizzati soprattutto da chi serve all’osteria. Anche oggi, per esempio, sto rifinendo le bandiere bianconere insieme ad Ada. Le rifacciamo spesso, perché dopo qualche anno si rovinano, ma sono importanti per l’ambiente del terziere”. Allora la domanda è d’obbligo: ci sarà pure un vestito da corteo o da manifestazione che ti è piaciuto di più. Ne ricordi qualcuno?

“Credo di ricordarli tutti, però i vestiti delle prime dame hanno lasciato il segno, ma mi fermo a qualche decennio fa, a quelli indossati da Ninni Luna, una delle prime figure del terziere, e da Elena Longhi. Ma tutti i costumi per me hanno significato, perché ci vedo il lavoro di tutti noi: sai che faccio quando c’è il corteo? Sabato sera, quando parte, mi metto verso le Poste e da qui li vedo sfilare di notte uno per uno. Invece la domenica mi fermo prima di porta Ternana. Devo vederli bene anche di giorno”.

Deve essere una bella soddisfazione.

“Lo è, per me e per tutta la sartoria, anche se non sempre va tutto bene. Penso a quando i costumi si sporcano o si bagnano e in tutti questi anni è accaduto spesso”.

Maria, parlavi anche di manifestazioni.

“Si, ricordo di aver cucito, con Sandra, Ninni, Iolanda, Bice, Emanuela e Mirella, altri i costumi per La favola di Orfeo. Mi sembra fosse l’anno 1984, i bozzetti erano di Mario Mearelli e il terziere aveva ricostruito anche le carrozze; carrozze vere, per il passaggio di Lucrezia Borgia”.

Già, la manifestazione allora poteva spaziare in un arco di anni più esteso. Quella ha fatto epoca, e i tamburini che parteciparono furono chiamati Borgias.

“A proposito di tamburini, in tutto questo tempo hanno cambiato vestito diverse volte, io ne ho cuciti almeno quattro tipi differenti, da quelli rossoneri, a quelli di Pileri, fino ai penultimi bianconeri”.

E mentre Maria prosegue con i suoi ricordi, nell’altra stanza entrano alcuni giovani che accordano dei tamburi. La chiacchierata termina e zia Maria, per la quale “il terziere è come una famiglia”, riprende il lavoro delle bandiere. Questa è Maria, classe 1932, bisnonna di Tancredi e ‘zia’ di tanti mezulani.

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