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Narni, un’incudine per ricordare Angelo Leonardi: “Raffigura la storia di una madre che non si arrende”

Il monumento inaugurato a Itieli in memoria del soldato scomparso durante la seconda guerra mondiale il 12 febbraio 1944 nel naufragio del piroscafo Oria a Capo Sounion

Una scultura particolare, che raffigura un’incudine, oggetto che racchiude dei significati importanti. Si tratta del piccolo monumento inaugurato la scorsa domenica ad Itieli di Narni per celebrare e onorare il nome di Sestilia Nevi e di suo figlio Angelo Leonardi, scomparso durante la seconda guerra mondiale. “Angelo - ricorda il sindaco Lucarelli che ha partecipato alla cerimonia -, è uno dei tanti 'Imi', acronimo di 'Internati militari italiani'. Questa definizione venne attribuita dalle autorità tedesche ai nostri soldati catturati, rastrellati e deportati nei territori della Germania nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dell'armistizio dell'Italia, l'8 settembre 1943”. 

“La storia di Angelo - continua il sindaco - è una delle tante tristi e struggenti storie che ebbero come protagonisti i tanti ragazzi che furono coinvolti dalle vicende della seconda guerra mondiale. Una storia che ci ha colpito, perché, oltre ad aver coinvolto un nostro concittadino, è anche la storia di una madre, una delle tante madri di allora e di sempre, che non si è mai arresa all’idea della scomparsa del figlio. Una madre che fino alla fine della sua esistenza lo ha atteso con costanza e speranza. Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile oggi l'iniziativa di intitolare a queste due care persone la scultura che ci apprestiamo ad inaugurare”. 

“Riguardo all'incudine - si legge in una nota -, essa racconta proprio la storia di una madre che non si arrende, che attende instancabile il ritorno del figlio disperso durante la guerra. Le varie facce saldate a vista dell'incudine raccontano gli anni di attesa, il tempo che passa e le cicatrici che lascia nella mente che non si dà per vinta, cicatrici rappresentate dalle tante saldature visibili. La madre Sestilia, come una moderna Penelope, continua a sferruzzare calzini e maglie per Angelo, così si chiama il figlio, durante l'attesa e questo è rappresentato dal filo che tiene insieme alcune parti dell'incudine. La guerra, nella sua violenza, raffigurata qui dal proiettile che scalfisce la faccia superiore lasciando un solco importante, traccia un segno indelebile nella vita della madre che però mantiene inalterato lo spirito dell'attesa, nella speranza di un ritorno. Una mano sinistra dalle proporzioni innaturali sostiene il peso di questo dolore, rendendo più piccole in prospettiva le dimensioni dell'opera. Una mano in cui emergono i nervi e le vene è realizzata con il richiamo dello stesso tondino del filo che tiene insieme il tempo. Il palmo della mano è in acciaio inox e il suo riflettere la luce simboleggia la ricerca della verità, la luce della speranza”

“L'idea dell'incudine - prosegue la nota scritta nella targa apposta a fianco dell'incudine - è nata in quanto oggetto che viene battuto continuamente così come il pensiero fisso della madre ricorre ogni giorno inesorabilmente. Quest'opera è dedicata alla memoria di Sestilia Nevi e di suo figlio Angelo Leonardi, nostri compaesani, ma nello stesso tempo è dedicata a tutte le donne che attendono una risposta, un ritorno senza smettere mai, senza arrendersi. Angelo Leonardi, infatti, fu tra i prigionieri italiani imbarcati sul piroscafo Oria, che affondò il giorno 12 febbraio 1944 presso Capo Sounion”.

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