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False fatture per le gare di auto e moto, condannato imprenditore

Secondo l'accusa, il titolare di una società che si occupa di corse nell'Orvietano avrebbe fatturato operazioni inesistenti e occultato i libri contabili

Ricorso rigettato e condanna confermata per evasione fiscale. È quanto ha deciso la Cassazione nei confronti del titolare di una società che si occupa di corse automobilistiche nell’Orvietano.

Il giudice di primo grado e quelli di appello hanno condannato il legale rappresentante di una società di corse per “evasione delle imposte sul reddito e sul valore aggiunto” attraverso “fatture per operazioni inesistenti, con indicazione degli importi dell'imponibile dell'Iva in misura superiore a quella reale in relazione agli importi accertati dal giudice di merito” e per avere “al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, occultato la documentazione contabile di cui era obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi e del volume di affari”.

Secondo i giudici di Cassazione le società che collaboravano con quella dell’imputato “risultavano avere fatturato a prezzi più alti degli altri” senza lasciare “traccia negli estratti conto del pagamento delle fatture”. Per i giudici non è provata la giustificazione dell’imputato di “tale mancanza sulla base della asserita compensazione tra l'importo delle fatture ed un debito personale”. Dalle indagini è emerso che la contabilità della società “fosse lacunosa, tanto che risultavano mancanti numerose fatture, rinvenute solo grazie al controllo incrociato con le società utilizzatrici”. Dall’esame delle fatture, infine, emerge “l'importo della sovrafatturazione, quantificato, secondo un giudizio di fatto non suscettibile di rivalutazione in sede di legittimità, del 160% circa”.

Da qui il rigetto del ricorso e la conferma delle condanna a 2 anni per evasione fiscale.

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