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Mercurio nel Paglia e nel Tevere, parte la seconda fase dell'indagine

Si arriverà ad accertare e ad attribuire con precisione ‘responsabilità’ e a mettere a punto anche un eventuale piano di ‘bonifica’. Per ora, dopo i primi risultati rimane il divieto al consumo di pesce

Contaminazione da mercurio dei fiumi Paglia e Tevere. Sono intevenuti a proposito dei primi risultati del piano dell'indagine condivisa da Umbria, Lazio e Toscana il Comune di Orvieto e Alta Scuola, l'associazione culturale e scientifica no-profit che è anche centro studi per la manutenzione e conservazione dei centri storici in territori instabili.

Da questi primi risultati si evincono alcune importanti conferme quali la necessità di mantenere il divieto al consumo di pesce proveniente dal fiume Paglia inferiore, ma anche, l’esclusione del trasferimento di mercurio con rischi per la salute dal consumo di vegetali provenienti dalle aree vicine al Paglia e al Tevere, stando alle analisi dell'Usl.

La storia

Nell’Aprile 2016 ARPA Umbria aveva trasmesso alla Regione Umbria una nota con cui evidenziava il ritrovamento di concentrazioni anomale di mercurio, tanto a monte quanto a valle, dell’impianto di discarica ‘Le Crete’. A seguito di questa segnalazione e di ulteriori indagini che hanno evidenziato la complessità e rilevanza del fenomeno, nonché il coinvolgimento di un territorio appartenente a diverse regioni, la Regione Umbria nel Maggio 2016  ha  avanzato secondo quanto disposto dall’art. 309 del decreto legislativo 152/06 una richiesta di intervento statale a difesa dell’Ambiente.

Nel frattempo il primo rapporto intermedio del Contratto di Fiume per il Paglia, nell’evidenziare tale situazione di inquinamento, richiese un Focus specifico sull’argomento. Tale Focus, a cui parteciparono anche ricercatori dell’Università di Firenze che da anni studiano il tema del Mercurio, che ascrivono questa presenza alle vecchie miniere dell’area del monte Amiata e altri soggetti interessati, avanzarono l’ipotesi di un rischio di inquinamento da mercurio in provenienza anche dalle centrali geotermiche dell’Amiata.

A seguito di tale Focus e della necessità di accertare la provenienza e la conseguente responsabilità, nel Settembre 2016 le tre Regioni Interessate (Lazio, Umbria e Toscana) hanno dato incarico alle rispettive Arpa di stendere un progetto di monitoraggio interregionale condiviso, che è stato in breve tempo predisposto ed approvato dall’Autorità di Bacino del Tevere (oggi autorità di distretto) che ha assunto il coordinamento di tale indagine.

Sono stati coinvolti in queste indagini oltre ai tecnici Arpa e Usl anche i migliori specialisti in materia tra cui l’Università degli Studi di Perugia, dipartimento di fisica e geologia, e  l’Università di Firenze, dipartimento di scienze della terra, che ha effettuato ricerche e pubblicato numerosi articoli su riviste italiane e internazionali sul mercurio.

primi risultati di questa indagine, che presumibilmente terminerà a fine 2018, ha impegnato tutto l’anno 2017 e parte del 2018,  sono stati trasmessi nel maggio 2018 alle regioni Lazio, Umbria e Toscana e all’Autorità di Distretto, sono in parte riportati anche nel secondo rapporto intermedio del Contratto di Fiume per il Paglia.

La seconda fase

Ma per completare il quadro, nell’interesse della salute dei cittadini e dell’ambiente della piana del Paglia, e arrivare anche ad accertare e attribuire con precisione ‘responsabilità’ e conseguentemente mettere a punto anche un eventuale piano di ‘bonifica’ ovvero di ‘gestione ambientale’ del territorio, la Regione, come affermato dall’Assessore Regionale all’ambiente dell’Umbria, ha dato il suo via libera (luglio 2018) all’avvio congiunto delle attività di una  seconda fase operativa di indagini mirate e a maggiore dettaglio.

Se dalla lettura dei documenti e delle indagini ad oggi effettuate con i dati che le accompagnano (disponibili presso gli enti che le hanno effettuate e per estratto anche sui siti web dei soggetti che sono stati coinvolti), fossero già emerse precise responsabilità tali da consentire denunce alla magistratura, sicuramente le Arpa regionali lo avrebbero già fatto.

Richiesta intervento per danno ambientale

Nel frattempo una richiesta di intervento per ‘danno ambientale’ è depositata dall’aprile 2016, e ai sensi del codice dell’ambiente le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente, di cui all’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, riconosciute titolari dell’interesse legittimo, possono collaborare e partecipare al procedimento. Spetta al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio valutare le richieste di intervento e le osservazioni ad esse allegate afferenti casi di danno o di minaccia di danno ambientale e informare senza dilazione i soggetti richiedenti dei provvedimenti assunti al riguardo.

Il Comune e Alta Scuola

Il Comune di Orvieto e Alta Scuola hanno tenuto a precisare che "hanno fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità e continueranno a seguire costantemente e quotidianamente la materia per cercare tutte le soluzioni possibili ad un problema che, sin da subito, si è presentato complesso".

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