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“Mi ha chiusa in bagno e ha tirato fuori il pene”, condannato a 4 anni e 4 mesi ma per i giudici non è violenza sessuale

Sentenza del tribunale di Viterbo nei confronti di un uomo di Orvieto per il tentato stupro nei bagni della stazione di Orte

Lei ha raccontato di essere stata "chiusa in bagno, con lui che ha tirato fuori il pene e ha iniziato a colpirmi in testa per farmi piegare". Lui è stato condannato a 4 anni e 4 mesi di carcere dal tribunale di Viterbo. Ma per i magistrati quanto avvenuto il 10 settembre scorso alla stazione di Orte non è stupro ma tentata violenza sessuale. Il perché si capirà tra novanta giorni quando il collegio dei giudici presieduto da Daniela Rispoli depositerà le motivazioni della sentenza emessa nel pomeriggio di ieri, martedì 4 luglio.

Una prima spiegazione, però, può arrivare dalla requisitoria del pm Michele Adragna. "La violenza non è stata consumata in quanto non sono state raggiunte le zone erogene della vittima", ha detto in aula motivando la richiesta, sempre per tentato stupro, violenza privata e lesioni, a 4 anni e mezzo di reclusione, due mesi in più rispetto a quanti inflitti dalla condanna. Il pubblico ministero non ha comunque mancato di sottolineare la "gravità dei fatti", che sono costati alla donna, 48enne straniera residente a Civita Castellana, anche lesioni con una prognosi di sette giorni e un disturbo da stress post traumatico che l'ha costretta a rivolgersi al centro di salute mentale di Civita Castellana. Per Adragna, "la prova dei fatti è granitica. L'uomo - ha ricostruito - è stato arrestato quasi in flagranza di reato, dopo che il personale della stazione ha soccorso la vittima uscita urlando dal bagno ed è stato fornito alla polizia ferroviaria l'identikit dell'imputato". Da allora un uomo, 46enne di Orvieto residente in un paese della Teverina, è detenuto nel carcere di Viterbo: è stato fermato dagli agenti mentre cercava di fuggire, immortalato anche dalle telecamere di sorveglianza.

La donna invece è stata portata in ospedale dove è stato attivato il percorso rosa. Costituitasi parte civile, durante il processo ha raccontato minuto per minuto quanto subito la sera del 10 settembre 2022, poco dopo le 20, nei bagni nei pressi del binario 1 della stazione di Orte. "Mi ero chiusa dentro ma quando ho sentito muovere la maniglia della porta, pensando fosse una donna, ho aperto. Mi sono trovata davanti l'uomo, che mi ha spinta in bagno e ha chiuso a chiave. Ha tirato fuori il pene e ha iniziato a colpirmi in testa per farmi piegare. Io gridavo ma non c'era nessuno e ho capito che se volevo uscire dove farlo da sola. Ho colpito l'uomo nelle parti intime, lui si è fatto male e io sono riuscita a scappare".

Ieri il tribunale ha respinto su tutti i fronti la strategia della difesa, rappresentata dall'avvocato Paolo Pileri del foro di Terni. Il legale ha chiesto una perizia psichiatrica dopo l'ascolto dell'unico testimone della difesa: il consulente Sergio Scafati, che ha incontrato l'imputato il 21 dicembre scorso riscontrando in lui "insufficienza mentale, ansia sociale fuori dalla norma e intossicazione da alcolismo cronico. Usa l'alcol - ha affermato lo psichiatra - come antidepressivo, ansiolitico e strumento che gli facilita le relazioni, specialmente con persone dell'altro sesso. Beve spesso e in maniera smodata. Lo ha fatto anche quella sera al bar della stazione: si è ubriacato, è diventato aggressivo e violento, è entrato nel bagno delle donne e da lì e cronaca. Deve seguire un percorso riabilitativo per disintossicarsi, che il carcere non gli può garantire. Sarebbe meglio il ricovero in una Rems". I giudici hanno però rigettato la richiesta di perizia psichiatrica. Da qui, all'esito della arringa, la richiesta dell'avvocato Pileri di assoluzione e in subordine la riqualificazione del reato in tentata violenza privata con l'attenuante della seminfermità e in caso di condanna la semilibertà o gli arresti domiciliari o i lavori di pubblica utilità.

Ma dalla camera di consiglio il tribunale è uscito con una condanna a 4 anni e 4 mesi di carcere per tentato stupro e lesioni, un risarcimento danni alla vittima di 10mila euro, il pagamento delle spese processuali e di detenzione e di costituzione di parte civile della donna.

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