menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Tra vini fermi e bollicine per una migliore valorizzazione dell'Orvieto

Il Consorzio tutela vini di Orvieto ha promosso un progetto di ricerca finalizzato a incoraggiare e dare spazio a nuove idee per esprimere appieno le potenzialità di un territorio unico per vocazione vitivinicola

Vendemmia 2018 e spumantizzazione dell'Orvieto. Gli enologi del Consorzio tutela vini di Orvieto, vanno alla riscoperta di un territorio complesso tra tradizone e nuove idee. Tramite il proprio comitato scientifico, il Consorzio ha promosso un progetto di ricerca finalizzato a incoraggiare e dare spazio a nuove idee per esprimere appieno le potenzialità di un territorio unico per vocazione vitivinicola e complessità.

La sperimentazione inizierà con la vendemmia 2018, dove si getteranno le basi di un progetto di spumantizzazione dell’Orvieto e uno studio sull’influenza della differente natura dei terreni del territorio sul gusto e sulle caratteristiche del vino di Orvieto.

Il lavoro è iniziato già da qualche mese. Un team di giovani enologi, coordinati dal presidente Riccardo Cotarella, con la collaborazione dell’Università degli studi della Tuscia e del professore Attilio Scienza hanno dato il via a un progetto di ricerca che entrerà nel vivo con la prossima vendemmia.

Due sono i temi principali di quest'anno: la spumentizzazione dell'Orvieto che, almeno a livello teorico, può portare a prodotti di alta qualità, e la ricerca dell’incidenza delle variazioni delle caratteristiche dei terreni del territorio sul vino. Per entrambe le attività di ricerca saranno utilizzate uve di aziende del territorio, appositamente scelte per differenze pedologiche dagli enologi del team. Le aziende rimarranno rigorosamente anonime.

Le uve verranno lavorate presso la cantina sperimentale di Bardano, gestita dall’Università degli Studi della Tuscia e in particolare dal professore Fabio Mencarelli. Gli enologi, tra cui Chiara Custodi, Niccolò Barberani, Samuele Cacciarino, Paolo Nardo e Massimiliano Pasquini, seguiranno tutte le operazioni di produzione, dall’individuazione degli appezzamenti idonei (già effettuata) fino all’imbottigliamento del prodotto, sotto la supervisione del presidente Cotarella. Scienza, invece,  coordinerà  lo studio degli aspetti viticoli e delle reazioni della vite ai diversi ambienti pedoclimatici.

Un lavoro che si protrarrà fino a febbraio per quanto riguarda i vini volti a definire le differenze territoriali e almeno per i prossimi 14 mesi per la produzione del primo spumante di Orvieto. Lo scopo di questa prima fase della sperimentazione è la formalizzazione scientifica di una complessità territoriale e della differente offerta vinicola all’interno della stessa denominazione che il territorio di Orvieto, con le sue diverse origini, i suoi cambiamenti e la sue mille peculiarità può dare.

Il lavoro di ricerca si protrarrà poi per alcuni anni, probabilmente con l’aggiunta di altri progetti anche volti alla sostenibilità ambientale, per capire ancora meglio come valorizzare al massimo questa terra e i frutti che può dare.

A partire dal prossimo febbraio inizierà una lunga e approfondita serie di degustazioni alle quali parteciperanno, oltre ai componenti del comitato scientifico, anche i più influenti critici del mondo del vino.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

La storia di un’artigiana ternana, dal riciclo del materiale di scarto alla trasformazione in pezzi unici: “Collane, bracciali, orecchini su misura”

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

TerniToday è in caricamento