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Dopo le macerie arrivano le scartoffie e le mura di Amelia non riescono a rialzarsi

Sono passati quasi quattordici anni dal crollo, i fondi per la ricostruzione sono disponibili ma il progetto è bloccato alla Soprintendenza. Ecco la situazione

Diciotto gennaio 2006. Sono passati quasi quattordici anni dal crollo di una porzione delle antiche mura poligonali di Amelia: una “ferita” lunga quasi venticinque metri ed alta quindici che provocò circa duemila metri cubi di macerie. Che sono ancora (o quasi) tutte lì.

Negli anni si sono alternati governi, ministri e rappresentanti parlamentari sono accorsi al capezzale del grande malato. Le inchieste hanno avuto il loro iter giudiziario. E oggi, dopo i calcinacci, a complicare una ricostruzione che grida vendetta, ci si mette la burocrazia. Sì, perché i soldi per ritirare su le mura ci sarebbero pure. Un milione e mezzo di euro che basterebbero alla riedificazione del tratto di cinta muraria e alle opere di regimazione delle acque, ossia il problema che – sembra – avrebbe innescato il crollo.

Il problema è che quei soldi sono bloccati, così come il progetto che dovrebbe restituire ad uno dei patrimoni storici più importanti dell’Umbria la sua dignità. Ed il suo splendore.

Lo stanziamento da parte del ministero per i beni culturali sembra sia infatti in stand-by presso la Soprintendenza archeologica dell’Umbria che, a questo punto, dovrebbe avere in mano le carte per procedere alla fase di ricostruzione.  Anche se, sembra, il Comune di Amelia avrebbe preferito che, proprio per evitare intoppi burocratici e favorire una ricostruzione più “leggera”, la questione fosse stata gestita dalla Regione.

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Così non è stato, o almeno non è. Col risultato che i soldi ci sono ma le macerie delle mura restano lì. E il rischio che sopra anni di polvere, adesso si accumulino altri mesi di inutili scartoffie.    

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