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Tari lievitata a Montecastrilli: "Perché è aumentata del 40 per cento in 5 anni?". L'attacco della consigliera leghista Accorroni

Secondo la consigliera leghista sarebbero emerse "Stranezze e coincidenze che gli uffici del gestore e del comune si sono rifiutati più volte di spiegare e chiarire"

Alla consigliera comunale leghista di Montecastrilli, Sabrina Accorroni, non tornano i conti della Tari applicata dall'amministrazione comunale che è lievitate del 40 per cento negli ultimi 5 anni. 

"I costi base della Tari del comune di Montecastrilli - scrive Accorroni - sono stati integrati annualmente facendo passare per costi imprevedibili dei costi consolidati e ripetuti di anno in anno, motivandoli in maniera molto discutibile.

Spetta ai comuni approvare i costi annuali della Tari, ma ai cittadini che pagano il servizio e ai consigli comunali che li rappresentano, il Gestore RTI-Asm ed i sindaci, hanno raccontato una storia diversa rispetto a quella che risulta nei protocolli comunali.

Perché allora - si domanda la consigliera - tanta riservatezza o per meglio dire tanta disinformazione sulla quantificazione dei costi della Tari? L’amministrazione ha dichiarato che lo ha fatto per non allarmare le utenze, una scusa puerile visto che in piena trasparenza, peraltro prevista per legge, quegli aumenti il nostro comune non li avrebbero potuti deliberare.

Quelle cifre che per il gestore sono dovute a “maggiori utenze servite” per noi sono “utenze pubbliche comunali servite” una differenza non da poco visto che quelle utenze, il comune, per legge, non se le può far pagare direttamente dalle utenze private, l’Ente se le deve pagare con le entrate correnti.

Quelle cifre di costi ulteriori chiamate dal gestore “riduzioni”, non coincidono per pochi euro alla cifra annua di addizionale provinciale sui rifiuti, cifra che già era stata conteggiata nelle partite di giro destinate alla provincia ed inserita nei costi del servizio e nonostante tutto questo, non ci saremmo dovuti allarmare.

Se ci avessero spiegato che dei premi ricevuti per i risultati raggiunti nella raccolta differenziata messi in detrazione di costi, per poi negli anni successivi essere dichiarati “non deliberati” e sommati nuovamente ai costi del 2016, sarebbe iniziata una vera rivolta. Stranezze e coincidenze che gli uffici del gestore e del comune si sono rifiutati più volte di spiegare e chiarire".

Secondo la Accoroni, le integrazioni a consuntivo, per le utenze del comune, hanno rappresentato un aumento annuale del 20%, i comuni del sub-ambito 4 dopo alcune verifiche effettuate, l'amministrazione non ha deliberato le tariffe del 2020 e le integrazioni riferite al 2019 da sommare ai costi del 2020.

"Ora, loro malgrado - prosegue la consigliera leghista - sono costretti, per non rendere conto di abuso impositivo verso le utenze, ad addebitare per il 2020 solo il costo base del 2019, le integrazioni ai costi 2020 le potranno sommare solo ai costi 2021.

Il Piano Economico Finanziario della Tari è un documento che a differenza del bilancio di previsione non può più essere modificato durante l’anno e perciò va deliberato prima dell’approvazione del preventivo.

A quanto ci risulta tutti i comuni del sub-ambito 4 hanno approvato il bilancio di previsione senza approvare le tariffe 2020 (PEF-Tari) e le integrazioni al PEF 2019, le tariffe, per legge, restano quindi quelle previste nei costi base del 2019 e non certo sommate alle integrazioni al PEF 2018.

Ormai il coperchio di questa vicenda, dai contorni non chiari e non trasparenti, è saltato e di spiegazioni i comuni e gli uffici del gestore ne dovranno dare a sufficienza, anche se da anni non sono abituati a giocare a carte scoperte".

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