ThyssenKrupp nella bufera, il nuovo Ceo ha già le ore contate

Il fondo Elliott vuole subito un nome esterno e imparziale al gruppo al posto di Kerkhoff, è sempre più braccio di ferro sulla strategia che interessa anche le acciaierie di Terni

Lo stabilimento della Thyssen Krupp a Essen

Potrebbe avere già le ore contate il nuovo amministratore delegato dalla ThyssenKrupp, Guido Kerkhoff, nominato soltanto qualche giorno fa alla guida della multinazionale tedesca dopo le dimissioni di Heinrich Hiesinger. Una nomina temporanea la sua, come è stato sottolineato sin da subito, ma che potrebbe essere molto più breve del previsto.

A spingere per una scelta definitiva e in tempi rapidi - come riportano agenzie e siti specializzati internazionali - è uno degli azionisti, il fondo statunitense Elliott, che detiene circa il 3% delle quote del gruppo. In una lettera al comitato di sorveglianza, che è rimasto senza presidente dopo il passo indietro di Ulrich Lehner, Elliott chiede che quella di Kerkhoff sia una soluzione temporanea e che venga individuato un nuovo Ceo esterno e imparziale. "Gli azionisti si aspettano una ricerca imparziale per un nuovo CEO esterno, guidato da ciò che è meglio per la società e tutti i suoi azionisti". Per l'investitore statunitense la repentina nomina di Kerkhoff garantisce nell'immediato stabilità al gruppo ma, scrive ancora, "questo periodo provvisorio deve essere breve in modo che ThyssenKrupp possa presto essere avviata a un percorso di prosperità e crescita". Elliott parla di "evoluzione strutturale" sottolineando la delusione per i termini dell'accordo di fusione con Tata Steel e difendendosi dalle accuse di voler smantellare il gruppo che sono arrivate anche da Lehner in una intervista al giornale tedesco Die Zeit. "Sarebbe appropriato per la società e il consiglio di vigilanza prendere le distanze dalle osservazioni diffamatorie del professor Lehner - scrivono - affermando pubblicamente che la società non li supporta e non li considera veritieri".

Non è un mistero tuttavia che il fondo statunitense, così come l'altro azionista svedese Cevian che ha il 18% delle azioni di Tk, spinga per una pesante ristrutturazione del gruppo che non esclude la vendita delle varie divisioni, compresa la Materials Services in cui rientrano le acciaierie di Terni. "Tutte le grandi e durature aziende si rinnovano - ha detto Lars Foerberg, socio fondatore di Cevian Capital - sfruttando i loro punti di forza e adattandosi alle nuove sfide e opportunità. Come proprietario di ThyssenKrupp a lungo e a lungo termine, Cevian Capital è impaziente di supportare la società nel raggiungimento di questi obiettivi a beneficio di tutte le parti interessate di ThyssenKrupp".

Di parere diverso è invece il principale azionista, la Fondazione Alfried Krupp Von Bohlen e Halbach, che ha 11 membri nel comitato di sorveglianza ed è diretta dal rettore dell'Università di Dortmund, Ursula Gather, e che ha nella sua missione quella di garantire l'unità del gruppo. Unità - sostengono - già messa in discussione dopo la cessione di VDM Group, delle acciaierie americane e dall'accordo con Tata Steel. 

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Nel braccio di ferro che si sta acuendo sempre più nella multinazionale tedesca ne hanno fatto le spese prima Hiesinger e poi Lehner - il nome del cui successore alla guida del comitato di sorveglianza deve essere ancora individuato malgrado i rumors internazionali su un possibile incarico alla Gather - ma anche Terni guarda in maniera preoccupata l'evolversi delle vicende tedesche malgrado le rassicurazioni di Joachim Limberg, il numero uno della divisione Material Services.

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