Fare un figlio in Italia "costa" 7.000 euro, molte famiglie costrette a chiedere prestiti

Sono i dati emersi da una indagine del portale Facile.it. Oltre metà del campione non riesce ad sostenere in autonomia le spese di gravidanza e primo anno del bambino e deve ricorrere a terzi. Una concausa della crisi demografica?

Domenica 2 Febbraio si celebra in Italia la Giornata per la Vita. Sebbene la ricorrenza sia stata introdotta dalla Conferenza Episcopale Italiana ormai 42 anni fa, il tema della natalità riguarda senza dubbio la società intera, perchè i figlio sono la prima risorsa di un Paese: sono, infatti, i cittadini del domani.

L'Italia soffre da alcuni decenni di un preoccupante declino demografico, confermato da tutte le indagini ISTAT. L'Umbria, in particolare, vede giorno per giorno svuotarsi interi comuni del suo territorio.

Come confermato anche dalle più recenti statistiche, l’Italia è uno dei Paesi al mondo con il tasso di natalità più basso e tra le concause di questa situazione estremamente allarmante (meno nati significa infatti meno forza lavoro, meno cittadini che pagheranno le tasse, aumento della popolazione anziana, rallentamento dell’economia) ci sono di certo anche ragioni di natura economica. Avere un figlio costa e non sempre le famiglie possono affrontare questi costi. 

Secondo un’indagine del portale Facile.it, in Italia fra gravidanza e primo anno di vita, per il primo figlio si spendono, in media, circa 7.000 euro.

Per questo motivo, sono ben 210 mila le famiglie che per affrontare l’evento hanno chiesto un prestito.  

Se il momento dove alla famiglia sono richieste maggiori spese è la gravidanza e il primo anno di vita del bambino, passato questo periodo la situazione non cambia: infatti a pesare sul quando familiare si aggiungono poi le spese per il nido privato o la babysitter, quando molti non possono contare sul prezioso e provvidenziale aiuto dei nonni.

In effetti il problema, oltre all’oggettiva necessità di spendere per acquistare quanto necessario al piccolo e poi per l’asilo nido, bisognerebbe chiedersi perché le persone che lavorano un minimo di otto ore al giorno non riescano a guadagnare a sufficienza per garantirsi condizioni di vita soddisfacenti… Sono ancora molte in Italia, tra l’altro, le donne che sono costrette a lasciare il lavoro (precario, sottopagato e spesso con orari impossibili per la conciliazione con la vita familiare) quando diventano mamme.

I costi nei nove mesi di gravidanza

Secondo quanto emerso dall’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana con figli di età compresa fra 0 e 3 anni, per le sole spese “ordinarie” legate alla gravidanza - ad esempio, visite, analisi, integratori, abbigliamento, culla e tutto il necessario in vista dell’arrivo del bebè - in media si spendono 3.411 euro per il primo il primo figlio e 2.754 euro dal secondo in poi. Per il primo figlio, insomma, si spende circa il 24% in più.

Sempre secondo l’indagine queste cifre mettono in difficoltà molte famiglie, considerando che per il 52,6% degli intervistati risparmi e contributi statali non sono stati sufficienti ed è stato necessario ricorrere all’aiuto di terzi: nella maggior parte dei casi (più di uno su 3) hanno provveduto i nonni, ma circa 125.000 famiglie che hanno chiesto un prestito già durante i 9 mesi della gravidanza.

Sul territorio nazionale, la tendenza a chiedere un prestito è maggiore nelle regioni del Meridione, più bassa tra le famiglie del Nord Est.

Ve detto che poi ci sono altri tipi di spese straordinarie che si affrontano quando arriva un figlio: la più comune è l’acquisto di una nuova auto (22,3%), ma c’è anche chi ha ristrutturato casa (12,4%), chi si decide ad acquistarla (9,3%) o affittarne (7,4%) una più grande o comoda.

Il primo anno di vita del bebè

L’indagine di Facile.it sottolinea poi che durante il primo anno di vita del figlio i costi sono addirittura più alti e tra pannolini, pappe, vestitini, visite e altri beni il conto totale arriva, in media, a 3.577 euro per il primo figlio (poco meno, 2.811 euro, dal secondo in poi). Ancora una volta, in molti casi sono stati i nonni o i familiari stretti a sostenere le spese di tasca propria (29,1%), mentre sono circa 155.000 le famiglie che hanno chiesto un prestito (9,8%), suddivise tra coloro che si sono rivolte ad un familiare (6,2%) o a una società di credito (4,6%). 

Sono le regioni del Centro Italia a fare maggiore ricorso ai prestiti in questo periodo, assime al Sud.

Nido privato e babysitter

L’emergenza sugli asili nido è un noto problema del nostro Paese. Se già nel biennio 2016 – 2017 Istat evidenziava come i posti disponibili negli asili nido fossero sufficienti solo per coprire il meno del 25% del potenziale bacino d’utenza, l’indagine condotta da mUp Research e Norstat ha stimatp che nel 2019 meno di 1 famiglia su 3 ha avuto accesso ad una struttura pubblica.

Per ovviare a ciò, circa il 40% ha fatto ricorso ad una soluzione a pagamento; il 31,7% ha iscritto il figlio ad un nido privato, il 12,5% ha scelto una babysitter per accudire i piccoli in assenza dei genitori.

Costo degli asili nido 

Per il nido privato nel 2019 gli italiani hanno speso, in media, 531 euro al mese. Gli importi variano sensibilmente in base alla regione, in una forbice compresa tra i 639 euro mensili rilevati nelle regioni del Nord Ovest e i 430 euro/mese nel Meridione. Il Centro Italia si attesta sui 569 euro al mese.

Anche in questo caso i prestiti alla famiglia sono necessari.

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Chi ha scelto la babysitter non ha risparmiato molto: nel 2019 le famiglie italiane che hanno utilizzato questo servizio hanno spesp, in media, 464 euro al mese.

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