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Domenica, 22 Maggio 2022
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Associazioni del Terzo settore, il Pd: "Scriteriato procedere con un bando tradizionale”

Il Partito democratico di Terni interviene sulle nuove normative in materia: "La giunta comunale cambi atteggiamento sull'affidamento di servizi e strutture"

Francesco Filipponi, capogruppo Pd in consiglio comunale, Pierluigi Spinelli, segretario dell’Unione comunale

La tanto attesa riforma del Terzo Settore ci consegna un’innovazione e un cambio di paradigma importante nei rapporti tra questo e la Pubblica Amministrazione. Co-programmazione e co-progettazione sono gli strumenti innovativi di collaborazione, capaci di generare beneficio ai cittadini e alla comunità, a fronte di un’unione delle forze del pubblico con quelle del privato sociale, attraverso procedure trasparenti.

In Umbria peraltro possiamo vantare numerose esperienze già maturate in tal senso, come quella di Baschi, una delle prime realtà a recepire la riforma, che ha messo in piedi una co-progettazione sociale e culturale, attraverso cui ha riorganizzato e rilanciato in maniera virtuosa numerose attività incentrate sui servizi per l’infanzia e l’adolescenza.

Ma di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno e, evidentemente, anche di buone prassi gettate alle ortiche, data, apprendiamo, l’intenzione dell’Assessore titolare e della Giunta comunale di procedere con un bando “tradizionale” di affidamento di servizi e delle strutture.

Sconcertante, dopo anni di progressi e innovazioni apportate a livello nazionale e locale, che hanno fatto della co-progettazione e co-programmazione un perno della vita di comunità, prima ancora che un pilastro della Riforma, assistere alla totale autoreferenzialità e dirigismo di un governo della città che coinvolge il volontariato e il Terzo settore solo laddove da solo non riesce.

La ratio politica è chiara: in luogo del rafforzamento della vocazione di inclusività delle organizzazioni, promuovere uno status di competizione e concorrenza tra soggetti che dovrebbero invece collaborare e poter contare sul dialogo, sul confronto costruttivo per finalità comuni e condivise. Se così fosse, dunque, si tratterebbe non solo di una scelta ottusa dal punto di vista del sistema dei servizi, e dunque del raggiungimento degli obiettivi, ma anche della violazione delle norme nazionali, come il Decreto del Ministro del Lavoro (72/2021) e degli accordi territoriali.

In questo senso andava, correttamente, la stipula del Protocollo d’intesa siglato solo lo scorso dicembre da ANCI Umbria (Associazione dei comuni umbri che ha Terni negli organismi istituzionali), Federsanità ANCI Umbria e Cesvol Umbria, finalizzato all’implementazione di azioni continuative e di sistema per l’accompagnamento e il supporto al volontariato e all’associazionismo nella fase riorganizzativa post-pandemica. Ciò rimarrebbe lettera morta, un mero esercizio di stile, materiale per conferenze stampa e tag sui social media.

In questi anni di governo cittadino la destra ha pesantemente e con metodo teso a smantellare quello che l’associazionismo sociale e giovanile e femminile aveva costruito, gettando alle ortiche investimenti in formazione, anni di esperienza e competenze, scardinando punti di riferimento per i giovani, per le donne, per la comunità tutta, ma anche importanti investimenti economici che le associazioni hanno fatto, reinvestendo nelle strutture e per la comunità i frutti della loro progettualità. Pensiamo ad associazioni importanti come Casa delle Donne, attiva ormai da quasi un decennio, Aladino coi suoi innovativi progetti per l’inserimento per le persone con disabilità come “Durante noi” e “Dopo di noi”, solo per citarne un paio.

Oltretutto, benché questa amministrazione pianga miseria, ha a disposizione l’opportunità di risorse economiche ingenti e inedite, da cui deriva però anche il dovere morale, prima ancora che amministrativo, di trarre il meglio, per un welfare generativo a disposizione della comunità, rispettando la normativa di settore e dando ristoro e nuova linfa a chi per anni, anche in pandemia, ha compiuti enormi sforzi pur di non privare la città di una rete essenziale di sostegno.

Non sappiamo se questo atteggiamento derivi da posizioni ideologiche, che suonerebbero come arcaiche e fuori dal tempo, oppure dalla mancanza di sensibilità, visione e competenza, ma faremo tutto quello che è possibile per contrastare questa gravissima situazione, anche portandola all’attenzione di organismi nazionali, e considerandoci, su questo piano, in mobilitazione permanente.

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