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“Il piano sanitario regionale ‘dimentica’ la salute mentale: nessuna condivisione e tanti problemi da risolvere”

L’intervento: “Ignorate le istanze presentate dalle associazioni che si occupano di salute mentale, nonostante la pandemia abbia aumentato a dismisura i bisogni”

Dopo una attenta valutazione e riflessione sul nuovo piano sanitario pre-adottato dagli organi regionali preposti all’uopo, stigmatizziamo in modo molto netto l’operato della giunta.

Una questione di merito: nel piano sanitario stilato di 88 pagine, si parla solo per inciso di salute mentale a pagina 10: “L’indice di salute mentale in Umbria è in crescita negli ultimi anni rimanendo, tuttavia, costantemente sotto la media italiana e tra i valori più bassi a livello nazionale”, poi nulla più, né nella forma, tanto meno nella sostanza. Riteniamo che a più di due anni dalla formazione della nuova giunta regionale, questo sia quantomeno da considerarsi deprecabile ed irricevibile. Ricordiamo tra l’altro, che la presidente Donatella Tesei si era assunta pubblicamente, certo in campagna elettorale, l’impegno a fare proprie e a portare avanti almeno nove delle dieci istanze che le associazioni di salute mentale avevano presentato. Di queste non troviamo alcuna traccia e per le quali la pandemia del Covid 19 ha acuito ed aumentato a dismisura i bisogni.

A tal proposito, un monitoraggio della Società italiana psichiatria, i cui risultati sono stati pubblicati sul magazine della Sip, Pediatria, condotta in otto regioni tra cui l’Umbria, mette in luce che durante la pandemia (marzo 2020-marzo 2021) mentre gli accessi totali degli under 18 ai pronto soccorso si sono quasi dimezzati (-48,2%), prevalentemente a causa della paura dei contagi, quelli per patologie di interesse neuropsichiatrico sono andati in controtendenza registrando un incremento dell’84% rispetto al periodo pre-covid (marzo 2019/marzo 2020).

In particolare, sono aumentati del 147% gli accessi per “ideazione suicidaria” seguiti da depressione (+115%) e disturbi della condotta alimentare (+78.4%). E non essendoci posti letto dedicati per le acuzie psichiatriche dei minori in Umbria (la prima delle nostre 9 richieste non ancora esaudite, espresse in tempi pre-covid), ha visto il ricovero al servizio per gli adulti in Spdc (servizio psichiatrico diagnosi e cura) dei minorenni che secondo i medici ne avevano bisogno, provocando ulteriori traumi a causa di questa sistemazione per così dire di “fortuna” (forse sarebbe meglio chiamarla di “sfortuna”).

Una questione di metodo. Preadottando questo nuovo piano sanitario, prima ancora di averne parlato con coloro che a vario titolo avrebbero dovuti essere stati coinvolti, a nostro modo di vedere la giunta regionale cambia il modo di dialogo e concertazione che negli anni si era stabilito, al punto di diventare prassi. Con questa nuova modalità è come si affermasse tacitamente: questi sono punti che non si discutono, ora possiamo insieme migliorarlo e confezionarlo, o come diremmo noi “infiocchettarlo”, ricordando però che per i sottoscritti la partecipazione attiva non è una sussidiarietà, ma un diritto/dovere.

L’impressione a pelle che si avverte è che questa decisione somigli molto ad un “atto di imperio”. Di certo quanto è stato deciso, è una operazione dal punto di vista tecnico lecita, ma rischiosa per l’amministrazione che si assumerà tutte le responsabilità che ne dovessero derivare. Invitando gli organi regionali preposti ad una profonda rivisitazione del piano preadottato, rimaniamo a disposizione per ogni serio approfondimento e confronto, che ritenessero utile ed opportuno.

Coraggio (Perugia), Dis & Dintorni (Gubbio), A.P.A.V (Terni) e A.I.F.A. onlus (sezione Umbria)

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