rotate-mobile
Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Cronaca

Accusato di violenza sessuale su una ragazzina, assolto dopo 11 anni e 100 giorni di carcere. Ora parla lui

Nocera Umbra, il racconto: “Tutto assurdo, tutto falso e da subito molti aspetti erano palesemente inverosimili. Mi sono trovato in cella con assassini, maniaci e pedofili. Non sono stato e non sono quel mostro, alimentato da una non verità”

Ben 11 anni di attesa, con un’accusa sulla testa che ti poteva schiacciare, emarginare. Dopo cento giorni di custodia preventiva, di cui due mesi a Spoleto nel reparto blindato dei pedofili, stupratori, odiatori seriali di donne, i detenuti che rischiano il linciaggio dagli altri reclusi, dopo articoli su articoli, dove l’accusa sovrastava sempre la ricostruzione della difesa, il signor S. - ha chiesto di mantenere l’anonimato, “tanto chi deve sapere, sa già di questa mia storia” - 40 anni, padre di due figli, una giovane e brava compagna, un lavoro duro ma onesto, è stato assolto dal Tribunale di Perugia per non aver commesso quell’orribile reato: violenza sessuale nei confronti di una sedicenne. Sostenuto in questa vittoria dagli avvocati Sandro Picchiarelli e Gianno Zurino.

Un’accusa-denuncia partita da una ragazzina nel 2011 - a Nocera Umbra - e che portò subito in carcere il signor S. che aveva all’epoca 28 anni e qualche precedente giovanile, ma di tutt’altro genere. “Dal primo momento ho sempre detto di essere innocente perché era tutto assurdo, tutto completamente fuori da ogni logica. Ora dopo undici anni di attesa, finalmente è emersa la verità, anche se per fortuna in molti si sono accorti, via via, che quelle accuse erano assurde. C’erano testimoni dalla mia parte che hanno visto e hanno confermato come sono andati i fatti. Molte delle accuse sono state smentite in maniera palese”.

Quali?

“Tre su tutte: la signorina aveva detto che era stata imprigionata nella mia Golf avendo io bloccato automaticamente tutte le serrature, però era riuscita a fuggire uscendo in fondo al veicolo. Impossibile, come hanno visto gli inquirenti facendo un accertamento sull’auto, dato che la chiusura è centralizzata. Ha detto che per liberarsi mi aveva ferito con graffi profondi al volto e al collo, ma le foto scattate al momento dell’arresto dimostrano che non avevo nessuna ferita. Terzo: un tentativo di violenza si sarebbe manifestato anche sui vestiti nell’atto di spogliarla. Ma i vestiti erano tutti ben piegati, ben curati, come quando uno si spoglia volontariamente. Cosi li hanno trovati".

Ma allora perché queste accuse infamanti?

“Non entro nel merito della personalità della persona che mi ha accusato, ma mi limito a dire che io ho dato solo un passaggio a questa ragazzina consapevole della sua età e della mia. E mai avrei fatto avance sapendo che era minorenne. Forse questo mio atteggiamento è stato visto come un’offesa, un modo di rifiutarla. Ricordo che quando è uscita ha sbattuta la portiera dell’auto e ha detto: adesso te la faccio pagare".

E poco dopo sono arrivati i carabinieri a casa sua e l’hanno portata in carcere.

“Sì, prima a Capanne, in una sorta di isolamento, e poi a Spoleto. Qui è stato l’inferno: ero innocente, ma nessuno ci credeva, non avevo un soldo, alle mie lettere non rispondeva praticamente nessuno, mi trovavo con dei criminali veri: pedofili, assassini di prostitute, pericolosi stalker. Ho resistito soltanto perché ero innocente e non volevo essere equiparato a quei mostri che vedevo insieme a me a reparto”.

Una volta uscito, il signor S. ha avuto la possibilità di ricominciare la propria vita, sempre però penalizzata da quelle accuse devastanti e con un processo infinito, con mille rinvii e cambi da parte dell’accusa.

“In questi anni ho trovato molti testimoni che hanno visto palesemente che la ragazza, dopo essere uscita dall’auto, si era spogliata ed aveva così iniziato la sua assurda battaglia nei miei confronti. Mi sono messo a lavorare, mi sono innamorato ed ho potuto costruire una famiglia, ma sempre con la paura che da un momento all’altro tutto potesse crollare”.

Martedì sera il pm, nel corso del processo, aveva chiesto addirittura 13 anni di carcere e la conferma di tutte le accuse. Ben 4 ore di attesa e poi l’assoluzione.

“Sentire la richiesta di tanti anni di carcere è stato drammatico, poi quell’attesa che lasciava presagire tutto e il contrario di tutto, poi quelle parole che aspetti da undici anni: innocente. Il pensiero è andato a mia madre - che da quella volta non è stata più serena - alla mia compagna e ai miei figli. Siamo sempre andati a testa alta ma all’asilo e alla scuola tra i genitori c’era chi seppur in maniera subdola alimentava la voce di quelle accuse".

E ora?

“Voglio che tutti sappiano. Voglio che tutti possano apprezzare l’uomo che sono diventato. Da ragazzo ho fatto degli errori, l’uso di droga è sbagliato e non lo rifarei, ma mai avrei fatto del male ad altra persona. Oggi inizia una nuova vita ma...”.

Che intende per ma…?

“Che non possiamo fare finta di niente: cento giorni di carcere, undici anni di sospetti, tanto dolore... vanno risarciti. Non tanto per i soldi, che non potranno mai ripagare quello che ho passato. Ma per affermare con più forza che non sono stato e non sono quel mostro che si è alimentato da una non verità”.

Il signor S. nel suo racconto è stato sempre pacato, mai maleducato contro la sua accusatrice, neanche una parola contro i tempi di una giustizia assurda. Si è liberato di un peso che poteva ucciderlo con la forza della verità e sapendo aspettare. Ma non tutti hanno la stessa capacità di resistenza.

“Non voglio raccontare cosa è il carcere, soprattutto a Spoleto. Ammetto che ci sono stati giorni che stavo per mollare, d’altronde non era stato un santo da ragazzo. Ma questa volta sapevo che ero pulito, che ero già diventato un uomo diverso. E ho deciso di combattere invece che di lasciarmi andare... per sempre”.

*direttore responsabile

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Accusato di violenza sessuale su una ragazzina, assolto dopo 11 anni e 100 giorni di carcere. Ora parla lui

TerniToday è in caricamento