Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

“Così sono finita nel tritacarne delle aste giudiziarie. E adesso, dopo anni di lotta, rischio di perdere tutto”

La storia di una imprenditrice di San Venanzo: “Ho chiesto un piccolo prestito alla banca, poi non sono più riuscita a liberarmi dalla morsa dei debiti”. Confedercontribuenti: prezzi assolutamente vili, quale giustizia applicano i tribunali

Quando si finisce sotto una valanga del genere, spesso è impossibile anche soltanto provare a rialzare la testa. Carmela Argetta lotta da anni. “Ma adesso – dice – sono sfinita”.

L’incubo di questa imprenditrice che gestisce una country house a Ripalvella, frazione del Comune di San Venanzo, comincia una decina di anni fa. “Nella mia situazione bancaria si è creato l’effetto matrioska”, racconta. Ossia, chiede alla banca un piccolo prestito, poi le cose si complicano, mettere assieme il reddito necessario diventa sempre più difficile e stare al passo con le rate non è affatto semplice. Lei ci riesce per un po’. Ma l’esposizione debitoria si ingrandisce. A questo punto, l’istituto di credito le propone una operazione per avviare un consolidamento dei debiti. Un mutuo, grande, che assorba tutto il resto.

Sembra tutto a posto, poi qualche rata salta. E la banca fa scattare il pignoramento dei beni. L’imprenditrice però vuole vederci chiaro e comincia a mettere assieme carte, documenti, conti. E tirando una riga sotto a tutti quegli anni, viene fuori che in realtà il suo debito sarebbe molto, molto più basso rispetto a quello che la banca vorrebbe indietro, almeno due volte tanto.

La perizia che ricostruisce la situazione viene utilizzata per chiedere la sospensione dell’esecuzione immobiliare. Che però va avanti. E viene contestata anche la “pretesa economica” della banca. In primo grado il tribunale dà ragione alla banca, ma l’imprenditrice presenta appello: il giudizio è ancora pendente dinanzi alla Corte d’appello di Perugia.

Nonostante ci sia la possibilità di vincere, il tritacarne dell’asta giudiziaria non si ferma. L’immobile resta all’asta ma, paradosso nel paradosso, rispetto ad una stima di circa 600mila euro, il prossimo marzo tornerà di nuovo in vendita. È il quarto tentativo, dopo che i primi tre sono andati a vuoto. E la base d’asta sarà di 98mila euro. Mezzo milione in meno.  

“Il rischio maggiore – dice l’imprenditrice - è che si venda un bene a quattro soldi per poi magari scoprire, tra qualche anno, che non solo non ero a debito ma addirittura a credito se si tiene conto che da tutta questa vicenda ho subìto anche danni biologici e mancati guadagni”. Tra l’altro, se il prezzo di vendita fosse questo – o poco più – e se la situazione non avesse altri sviluppi, la donna resterebbe ancora debitrice per la parte restante della somma. Una follia.

In questa battaglia che dura ormai da anni, a fianco dell’imprenditrice c’è anche la Confedercontribuenti. Che dal caso specifico, trae spunto per accendere un riflettore su una situazione più generale.

“Quale giustizia giusta applicano i giudici dei tribunali delle esecuzioni se consentono di aggiudicare le aste, con basi d’asta e con prezzi assolutamente vili?”. A chiederselo è il presidente nazionale dell’associazione, Carmelo Finocchiaro, che non si spiega come mai accade che “il valore di ville di 300mila euro viene ribassato a prezzi incredibilmente vili, come 30 o 40mila euro”. Per il presidente Finocchiaro ciò “è una vergogna, come è pure deprecabile quando ci sono dei giudici che non applicano la normativa attuale e la legge che blocca entro il 30 giugno 2021 qualunque esecuzione. Per tali motivi, abbiamo ancora una volta denunciato questa vicenda al consiglio superiore della magistratura e speriamo che la sezione 7, che sappiamo sta indagando sulle esecuzioni, vada avanti”.

“È ora di finirla di privilegiare chi, della speculazione, fa un sistema per far soldi e rendere povera la gente che in Italia soffre e continua a soffrire a causa anche della pandemia e che non può continuare a pagare. Noi di Confedercontribuenti – aggiunge Finocchiaro - chiediamo a questo Governo di bloccare tutto e con chiarezza. Basta ambiguità delle leggi che lasciano ad ogni tribunale intendere e muoversi come vogliono, facendo aggiudicare spesso immobili a cifre assolutamente irrisorie. Questa non è giustizia – conclude il presidente nazionale di Confedercontribuenti - e se la giustizia opera in nome del popolo italiano, non va certo privilegiata la speculazione di pochi”.

“Per questo – conclude Argetta all’unisono con Finocchiaro - si insiste almeno sulla sospensione, prima che sia troppo tardi e si commetta una gravissima ingiustizia che difficilmente potrà essere sanata in toto anche da un punto di vista psicologico!”.

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