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Cani e affari, la Asl 2 in commissione antimafia: animali “fantasma” e fondi spariti

I vertici dell’azienda sanitaria ternana ascoltati a palazzo Cesaroni. De Vincenzi (Umbrianext): verificare i tassi di adozione per capire se c’è chi specula

Negli anni 90 diversi comuni umbri incassarono risorse per la costruzione di canili sanitari. Vent’anni dopo la situazione però è questa: nel territorio della Asl 2 esiste soltanto una struttura del genere (a Schifanoia) con la conseguenza che “se ad esempio una cane viene catturato a Norcia, deve essere trasferito a Terni, con tutto ciò che ne consegue in termini di costi e di malessere per l’animale. Da Foligno si va magari a Todi, e così via”. È soltanto uno degli elementi emersi durante l’audizione da parte della commissione regionale antimafia dei vertici della Asl 2, Roberto Giannelli (responsabile servizio Sanità animale) e Guglielmo Spernanzoni (responsabile servizio Igiene allevamenti), sul tema della gestione dei canili e del servizio del randagismo dell’Asl Umbria 2.

Giannelli e Spernanzoni hanno rimarcato come all’Asl spetti l’assistenza sanitaria ed il recupero del cane, mentre sono i Comuni a dover provvedere alla gestione economico finanziaria dei canili. Al canile di Schifanoia se ne dovrebbe aggiungere un altro a Narni, mentre tutta la parte nord del territorio ricadente nella stessa Asl ne è completamente priva. In fase di studio la realizzazione di una struttura nel Folignate, a Sellano. Mentre il territorio è servito da 17 rifugi convenzionati.

Rispetto alla questione dei canili e ai cosiddetti ‘cani fantasma’, Giannelli e Spernanzoni hanno fatto sapere che approfondimenti in merito sono stati demandati ad una commissione regionale ad hoc che dovrà analizzare la situazione e che alla conclusione del lavoro verranno resi noti i risultati.

“Sono emerse situazioni di disorganizzazione sia a livello di strutture che di operatività. Rimaniamo in attesa - ha detto Sergio De Vincenzi (Umbrianext) vicepresidente della commissione - dei risultati che la commissione renderà noti. Sono stati istituiti, a livello di sistema informatico, dei canili virtuali, da questo sono emerse strutture in posti improbabili ed addirittura inesistenti e come specificato in audizione la situazione era da ricondurre ad un artificio informatico adottato dai programmatori e sottoposto ad analisi, da qui il fenomeno dei ‘cani fantasma’ sui quali si sta comunque indagando. È emersa anche una carenza di canili sanitari, ma soprattutto rispetto all’iter amministrativo per l’accalappiamento dei randagi. È importante fare comunque chiarezza su movimenti di cani, sul numero delle adozioni e sulle attività dei rifugi e delle associazioni che li gestiscono per evitare qualsiasi rischio di eventuali speculazioni”.

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