Coronavirus, impatto da un miliardo sull’economia dell’Umbria. Due ospedali destinati all’emergenza

La presidente Tesei e l’assessore Coletto fanno il punto in consiglio regionale. La governatrice: sacrifici enormi per le imprese, rinvio di sei mesi di tutti i tributi, tranne l’Imu. La sanità pronta ad “eventuali impennate”

L’impatto del Coronavirus “non è paragonabile a niente di simile avvenuto in passato”. Il costo del Covid 19 sta avendo ripercussioni pesantissime sul sistema sanitario regionale – e nazionale – sulla vita di tutti i giorni e sul sistema economico.

A tracciare un primo parziale quadro alla luce dell’emergenza sono stati la governatrice dell’Umbria, Donatella Tesei, e l’assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, che hanno riferito in consiglio regionale cosa sta accadendo sul territorio regionale.

“Impossibile parlare di impatto sul Pil – ha detto Tesei all’assemblea di Palazzo Cesaroni - tutto dipenderà dalla durata delle misure di restrizione”, sottolineando i “sacrifici enormi per le imprese, nessuna esclusa. Oggi dobbiamo attrezzarci per superare un momento molto complicato, sperando che duri solo tre mesi. Il Pil – ha aggiunto - rischia di crollare pesantemente, in particolare per la nostra regione, che subirà forti conseguenze”.

La presidente ha poi anticipato una serie di provvedimenti che accompagneranno l’emergenza nel tentativo di fornire un sostegno al mondo economico e imprenditoriale. “Cassa integrazione in deroga fino a fine anno per tutti i lavoratori, contributi e indennizzi alle imprese, tax free, linea di sostegno a sei mesi, rinvio di sei mesi di tutti tributi con eccezione dell’Imu perché sono risorse indispensabili per il funzionamento dei comuni”. Strumenti che però potrebbero non essere sufficienti: “Serve una moratoria di tutti i mutui e prestiti, con rinvio delle rate di almeno 6 mesi, serve liquidità per le imprese. Ci sono aziende che non possono chiudere, devono continuare, penso all’agricoltura e ad altri settori. Oggi non si vende, quindi bisogna dare liquidità alle aziende per farle andare avanti. Subito dopo la crisi abbiamo già studiato un poderoso piano di comunicazione internazionale per rilanciare il turismo, strategico per la nostra regione e ora devastato senza più nemmeno la Pasqua. Se riusciremo a chiudere la crisi in tempi brevi, due o tre mesi, siamo pronti con un piano straordinario di rilancio del turismo e di tutto ciò che è collegato ad esso. La regione è piccola ma c’è necessità di interventi che non possono essere meno di un miliardo di euro, devono essere messe in campo immediatamente per evitare chiusure non temporanee ma definitive di tante aziende”.

“La situazione in Umbria è ancora sotto controllo e per ora non desta particolare criticità – ha detto invece Coletto - ma ci stiamo preparando ad eventuali impennate, come purtroppo è successo nelle Marche. In Umbria ad oggi ci sono 37 casi positivi, 10 ricoverati di cui 2 in terapia intensiva, 769 in isolamento domiciliare, 163 usciti dall’isolamento, mentre i tamponi eseguiti sono 256”.

Numeri ancora limitati ma che potrebbero esplodere e che si dovrà continuare a fronteggiare. Per questo, “gli ospedali di Branca e Pantalla saranno dedicati all’emergenza coronavirus”, ha aggiunto Coletto. “Pantalla potrebbe diventare ospedale che raccoglie gli infetti che non hanno sintomatologie importanti, mentre Branca può accogliere gli infetti che hanno sintomatologia più importanti rispetto agli altri. Gli ospedali vanno riconfigurati a partire dal pronto soccorso fino all’organizzazione della degenza. Nel giro di 48 ore Branca dovrebbe essere pronta e attivata per accogliere eventuali pazienti”.

La Regione ha valutato anche il fabbisogno di personale, poi trasmesso al Governo: “In Umbria – ha rilevato Coletto - servono 326 dipendenti sanitari, tra cui 154 infermieri, 37 oss, 19 radiologi, 3 tecnici di laboratorio, 26 anestesisti, 14 pneumologi, 13 infettivologi, 12 cardiologi, 15 internisti, 24 emergenza-urgenza, 9 autisti. Abbiamo previsto l’attivazione di 8 posti letto di area critica e la creazione di 26 posti letto di terapia intensiva dedicati separati. Per attivarli fattivamente servono 34 apparecchi per il monitoraggio dei pazienti, 35 apparecchi fissi per la ventilazione forzata e 11 trasportabili, che verranno acquistati in parte grazie alle fondazioni bancarie e in parte con la centralizzazione acquisti presso una delle aziende sanitarie”.

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La criticità maggiore – ha concluso l’assessore - è l’approvvigionamento delle mascherine. Dall’inizio dell’emergenza abbiamo fatto tre ordinativi: 5.200, 16mila e ulteriori 15mila. Il problema maggiore è il tempo di consegna variabile e continuamente procrastinato. Siamo davanti ad un virus sconosciuto fino a due mesi fa che ci trova tutti potenzialmente contagiabili, con il 20 per cento dei casi di polmonite per la quale non ci sono terapie conosciute e che nel 5 per cento dei casi richiede la terapia intensiva. L’unica arma che abbiamo è il contenimento del contagio”.

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