Coronavirus, la protesta pacifica e lo scontro dialettico. Il coro unanime: “Libertà”, la paura del contagio e le proposte

Due giorni di iniziative lungo le vie del centro cittadino. Rispetto ad altre piazze la città di Terni ha mostrato maturità poiché non si sono verificati scontri di alcun tipo

foto Giacomo Sirchia

“Libertà, libertà”. E’ stato il coro più volte intonato dai partecipanti, lungo le vie del centro di Terni. Due giorni dedicati a manifestazioni pacifiche, distribuite tra domenica 25 e lunedì 26 ottobre. Sono scesi in piazza semplici cittadini, commercianti, artigiani, gestori e proprietari di attività per protestare contro le nuove restrizioni anti-contagio. Rispetto ad altre piazze della nostra penisola però un segnale è stato lanciato. Non si sono verificati scontri di alcun tipo come richiesto, a più riprese, dagli stessi manifestanti.  

Lo scontro dialettico

I social media sono diventati ormai terreno fertile di dibattito, anche piuttosto acceso. Ne è scaturita una forte contrapposizione tra chi, seppur comprendendone i motivi, sosteneva la pericolosità delle iniziative e chi invece le supportava. La paura più grande, almeno secondo i ‘contro’, è il rischio che tali manifestazioni possano provocare una ulteriore diffusione del contagio, anche a causa degli assembramenti creatisi. Diversa l’opinione dei ‘pro’ i quali hanno invece rimarcato come l’emergenza economica possa creare danni irreparabili, al tessuto produttivo cittadino oltre che, naturalmente, in primo luogo agli esercenti. Eventi che non si verificano da anni in città e hanno provocato anche la reazione degli esponenti politici locali, come ad esempio il sindaco Leonardo Latini. Essendo una situazione totalmente nuova è anche difficile ipotizzare scenari, a breve/medio termine. La preoccupazione è lampante, diffusa ed ereditata anche dal precedente stato di emergenza sanitaria. Una riflessione a margine va fatta. Domenica sera davanti a Palazzo Spada, c’erano circa 800 persone, secondo i dati forniti dalla Questura. Un numero sicuramente rilevante, considerando che la manifestazione è stata organizzata utilizzando esclusivamente il tam-tam sui social media. Il dibattito è acceso, forte poiché le tematiche sono dirompenti e particolarmente care ad ogni singolo individuo.

Le proposte di Unione Artigiani

Intanto arrivano le prime proposte per fronteggiare la nuova crisi. L’Unione Artigiani scrive al Governo con l’intento di evitare la chiusura delle attività. Nello specifico un: “Contributo a fondo perduto di Euro 10.000 ad azienda oggetto di chiusura per DPCM. Il pagamento dei canoni di locazione alle stesse attraverso il credito d’imposta al locatario. La sospensione di tutte le imposte dirette e indirette a tutte le imprese indistintamente fino al gennaio 2022 con diluizione in 5 anni a tasso zero. inoltre la sospensione delle utenze per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020. L'immediato rafforzamento della mobilità mediante utilizzo delle migliaia di imprese del trasporto privato ferme e non operative. Infine l'utilizzo dei percettori di RDC per sostegno alla fascia più anziana della collettività e snellimento burocratico delle procedure”. Tali misure sono state indicate in un documento inviato al Presidente Conte ed ai Ministri Patuanelli, Gualtieri e Catalfo.

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