INTERVISTA | Lo scienziato Cotana: “App, tamponi mirati e mascherine: sbloccare il Paese si può, tutelando la salute di tutti”

Il docente dell’Università di Perugia è tra i cento firmatari del manifesto-appello al Governo per progettare la fase 2 sui modelli della Corea del Sud e gli studi del professore e virologo Andrea Crisanti

Non usano la parola convivere - utilizzata dall’ex Premier Matteo Renzi - con il Coronavirus, ma sono convinti che si possano riaprire in sicurezza le nostre città, partendo soprattutto dal sistema produttivo, mettendo in campo una strategia sanitaria già collaudata e che sta dando buoni frutti in un Paese gravemente colpito dal virus come la Corea del Sud.

La convinzione non arriva da imprenditori o politici, ma da oltre cento tra giuristi, medici, biologi e scienziati italiani che hanno lanciato un manifesto tecnico per spingere il Governo e le Regioni ad una fase due di questa emergenza: quella della lenta ma fondamentale rinascita per evitare una catastrofe sociale post-emergenza sanitaria. L’obiettivo: riaprire il prima possibile, dopo le norme severissime imposte dal Governo, per evitare il collasso economico dell’Italia già fortemente provata da un decennio di crisi economica.

Tra i cento professori del manifesto nazionale, spicca anche la firma del professore dell’Università di Perugia, Franco Cotana, un ingegnere, scienziato che è stato membro del Consiglio di amministrazione dell’Università di Perugia dal 2014 al 2019, ex presidente da marzo a ottobre 2014 dell’IPPC-AIA della Commissione nazionale presso il ministero dell’Ambiente. Insomma, un pezzo da novanta dell’Ateneo umbro e del panorama accademico internazionale.

Professor Cotana, nel manifesto-appello è chiara la volontà di riaprire il prima possibile il Paese dopo il dicktat sanitario #restateacasa. Temete un crollo drammatico dell’economia con conseguenze ben più gravi dell’emergenza sanitaria?

“Non possiamo segregare per molti mesi le persone a casa, perché sarebbe una tragedia a livello economico che andrebbe sia a pregiudicare la ripresa del Paese che a provocare un’altra emergenza, quella sociale. Non dimentichiamoci che il nostro Paese, a differenza di altri in Europa, già soffriva di scarsa crescita prima dell’avvento di questa pandemia”. 

Su che studi e modelli si basa il manifesto nazionale che anche lei sostiene?

“L’approccio che noi sollecitiamo è quello territoriale che ha trovato negli esperimenti sul campo del professore e virologo Andrea Crisanti la conferma che il problema della pandemia è legato anche agli asintomatici che purtroppo diffondono il contagio senza volerlo. E qui che bisogna intervenire per interrompere un pezzo di collegamento importante, e occulto, che alimenta questa drammatica emergenza sanitaria”.

La tecnologia è uno dei farmaci che considerate, a questo punto, tra i più importanti per arginare il contagio. In che modo?

“Nel nostro appello al Governo, con dati alla mano ed esperienze maturate sul campo, spingiamo per l’uso delle tecnologie per circoscrivere i contagi. Ci sono App che permettono di tracciare, nell’anonimato, la cerchia di persone a rischio che possono essere state vicine o in contatto con persone infette ma totalmente asintomatiche. Le App, come ha spiegato bene una settimana fa l’assessore regionale Michele Fioroni, sono soprattutto importanti in quei territori dove la pandemia è stata meno invasiva e quindi c’è necessità di evitare un improvviso cambio di tendenza. Tra questi territori anche l’Umbria”.

Qual è la vostra strategia sui tamponi: mirati, a tappeto o ad ampio raggio?

“Sulla base del modello Corea e sugli studi del professore Crisanti riteniamo fondamentale, prima dell’utilizzo della tecnologia finalizzata alla geolocalizzazione, adottare una strategia ad ampio raggio per l’utilizzo di tamponi e test sierologici (che sono la risposta più rapida e sono fattibili in qualsiasi laboratorio, anche privato) a partire da quelle categorie professionali che hanno più contatti con il pubblico e che operano in un contesto dove ci sono molti altri lavoratori. Inoltre tamponi e test sierologici per tutti coloro che manifestano sintomi e da questi allargamento a raggio dei tamponi e dei test, coinvolgendo cioè parenti e persone incontrate negli ultimi giorni. Non stiamo parlando di test a tappeto, ma di ampio utilizzo. La consapevolezza di essere contagioso, anche se senza sintomi o con lievi, è fondamentale perché ci si isola e si applicano tutte le procedure e tutti i dispositivi per evitare di contagiare altri”.

Tecnologia e tamponi: tutto qui?

“Nel manifesto abbiamo messo nero su bianco anche altre misure fondamentali per garantire sicurezza una volta tolto il blocco al Paese: come ad esempio obbligo delle mascherine per chi frequenta luoghi pubblici dove non si possono mantenere distanze opportune, dagli uffici ai mezzi di trasporto e altri locali di vita quotidiana. Inoltre, individuare strutture dignitose per mettere in quarantena centralizzata tutte le persone a rischio, opportunamente identificate, per evitare il rischio che contagino familiari o conviventi”.

Con questi accorgimenti - sulla base degli studi - si può sperare a breve ad un ritorno alla normalità?

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“Con queste misure, e ovviamente altre da concordare, siamo convinti che lentamente si possa tornare, non dico alla normalità, ma almeno ad una mobilità indispensabile per consentire di mandare avanti il Paese. Possiamo stare fermi un massimo di due mesi, poi la situazione economica rischia di precipitare. Siamo convinti che si possa tutelare la salute pubblica, con i dovuti accorgimenti, e allo stesso tempo non bloccare e mettere a rischio il futuro dell’Umbria e dell’Italia”.

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