Coronavirus, prove di riapertura: l’Umbria tra le prime regioni che potrebbe riaccendere i motori

Industrie, artigianato e commercio, istituzioni al lavoro per il dopo 13 aprile. Ma la Regione mette in guardia: il virus può riprendere in qualsiasi momento

Attenzione. L’imperativo è chiaro ed è sempre lo stesso: restare a casa per contrastare quanto più possibile la diffusione del Covid19. Però è innegabile che si comincia – seppure timidamente – a pensare alla fase 2 dell’emergenza. Quella che consentirà di riaccendere i motori, economici e sociali, dell’Italia e dell’Umbria.

Al momento, la linea rossa porta la data del 13 aprile, giorno in cui “scadono” i divieti governativi. È impossibile anche solo pensare che dal 14 aprile la vita tornerà alla sua normalità. Soprattutto perché, anche se in Umbria i segnali sono incoraggianti (di fatto, i dati di ieri, 7 aprile, dicono che la curva dei contagi da Coronavirus è in flessione mentre quelli di oggi, 8 aprile, parlano di un leggero incremento di positivi, ma a fronte di quasi 900 tampini effettuati) nella gran parte del resto d’Italia la situazione è ancora molto critica. Allora, una delle strategie a cu si sta ragionando è quella di una ripartenza scaglionata, un riavvio soft che cominci proprio da quelle realtà in cui la pandemia sta rilanciando timidissimi segnali di resa.  

Vanno dunque riprese con estrema attenzione le parole che Claudio Dario, direttore regionale alla sanità dell’Umbria, ha pronunciato a margine della conferenza stampa di presentazione del progetto per la realizzazione di un ospedale da campo: “Questa fase di relativo regresso non va vista come una stabilizzazione. Il virus può riprendere in qualsiasi momento”. Ciò non toglie che “dovremo riaprire tutte le attività con i tempi che saranno necessari, ma dovremo essere tutti attenti e disciplinati” perché una “possibile riaccensione” della pandemia “è dietro l’angolo”.

“L’Umbria è in una condizione che può essere definita abbastanza buona, per questo alcune imprese probabilmente riapriranno già da dopo il 13 aprile. Stiamo valutando e abbiamo fatto anche riunioni per valutare tutte le prospettive per la riapertura”, ha dichiarato Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbria alla agenzia di stampa Agimeg, anticipando anche su quali settori, in particolar, si stia ragionando. “Abbiamo affrontato il tema delle librerie e delle cartolerie, il tema dei fiorai e delle pasticcerie. Se infatti sono aperti forni e attività alimentari che possono vendere pasticceria, è chiaro che anche le pasticcerie possano avvertire questa necessità. Abbiamo affrontato anche il tema che riguarda gli showroom, per cui va elaborato un sistema per poter, in una fase iniziale, evitare gli assembramenti”.

Prove tecniche di ripartenza, insomma, ferme restando le indicazioni di sicurezza: distanziamento sociale, divieto di assembramento, spostamenti limitati e così via. Ma attenzione anche all’aspetto economico dell’emergenza, perché il motore non può restare fermo troppo a lungo, a rischio di una crisi che sarebbe impossibile da gestire.

Questa transizione – segnala l’Ansa - è stata al centro del vertice tra il premier Giuseppe Conte, i ministri e il comitato tecnico scientifico: una riunione nella quale sono stati delineati alcuni punti fermi, a partire dall’applicazione rigorosa di misure di distanziamento. Il premier già nelle prossime ore, in vista della scadenza del Dpcm del 13 aprile, vedrà i rappresentanti delle imprese e dei sindacati, oltre alle Regioni, per decidere come allargare il novero delle attività consentite. Tra queste potrebbero esserci quelle connesse alle filiere alimentare, farmaceutica e sanitaria ma anche l’agricoltura, le aziende meccaniche, magari introducendo una sorta di “indice di rischio” per i lavoratori: chi è più esposto dovrà utilizzare i dispositivi di protezione. Entro venerdì Conte dovrebbe aver concluso gli incontri per poi procedere al nuovo Dpcm nella giornata di sabato. E il 4 maggio, la data successiva al ponte della festa dei lavoratori, potrebbe essere - come anticipato sempre da Agimeg quella di un primo, vero ritorno alla normalità. O quasi

Tra le opzioni, quella di estendere ad alcune attività commerciali le indicazioni usate oggi per i negozi di alimentari: si entra uno alla volta o comunque in un numero limitato di persone. Per parrucchieri ed estetisti, la possibilità di lavorare ma solo su appuntamento e dovendo garantire la disponibilità di idonei dispositivi di sicurezza. Bar, ristoranti, locali pubblici sarebbero esclusi – al momento – da queste ipotesi. Per le attività maggiormente esposte alla frequenza di clienti, la riapertura è rinviata (probabilmente) a dopo maggio.

Da chiarire anche il tema delle ordinanze sull’utilizzo delle mascherine. Come ha spiegato la presidente della Regione, Donatella Tesei, “si va a fare la spesa con le mascherine” e, al netto delle decisioni dei singoli sindaci, “se c’è una coerenza di percorso, la reputo più efficace”, anche perché “il virus non guarda confini”. Però una lenta riapertura potrebbe essere accompagnata da un decreto nazionale che imponga l’utilizzo di presidi di sicurezza a tutti nel momento in cui si frequentano luoghi pubblici.

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Discorso diverso è quello che riguarda la possibilità di uscire liberamente: i divieti resteranno in essere ancora per settimane. Magari con parziali allentamenti, ma senza nessun “via libera” generalizzato.

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