Il sangue nell’auto e quelle cartoline da Firenze: ancora ombre sul lungo mistero di Barbara Corvi

Il caso della giovane mamma scomparsa da Amelia ad ottobre del 2009 torna sotto i riflettori di Chi l’ha visto? Le indagini sono chiuse ma della donna non c’è traccia

Barbara Corvie e Roberto Lo Giudice (foto da Chi l'ha visto?)

Dov’è Barbara? È una domanda insistente, continua. E senza risposta. Ed è la stessa domanda che ieri sera, mercoledì 15 aprile, è riecheggiata nel servizio che la trasmissione televisiva di Rai 3, Chi l’ha visto?, ha dedicato al mistero di Barbara Corvi, la giovane mamma – all’epoca aveva 35 anni – scomparsa da Amelia il 27 ottobre del 2009.

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Due in particolare gli elementi che il servizio ha posto ancora una volta sotto i riflettori, incrociando i racconti di Roberto Lo Giudice, marito di Barbara, tornato a vivere nella loro casa di Montecampano di Amelia assieme alla nuova compagna, e di Carlo Barcherini, che con Barbara aveva intessuto la relazione che avrebbe poi portato alla crisi del matrimonio.

Un giorno prima della scomparsa di Barbara, Roberto racconta di una lite avvenuta in auto proprio a causa della scoperta del tradimento della moglie. Le parole pesanti avrebbero lasciato spazio alle mani. Roberto racconta di avere schiaffeggiato Barbara e di averle fatto uscire del sangue dal naso. “Si è pulita con dei fazzolettini – è scritto nelle deposizioni rese ai carabinieri di Amelia che hanno seguito le indagini – che poi ha gettato dietro i sedili”. Ecco spiegata, almeno secondo Roberto, la ragione della presenza di sangue nell’auto che fu tra gli elementi che portarono – almeno per qualche tempo – a indagare su Lo Giudice.

Secondo quanto ricostruito da Chi l’ha visto? motivo di tensione fra moglie e marito non sarebbe stata soltanto la relazione di Barbara con Carlo, ma anche la richiesta da parte di Lo Giudice di intestare la loro casa di Montecampano alla sorella di quella che sarebbe diventata la sua nuova compagna. Questioni di natura economica, e non solo sentimentale, a disegnare uno scenario che resta però ancora avvolto nel mistero.

cartoline-2Mistero che si complica per la presenza di due cartoline che arrivarono a casa di Barbara nove giorni dopo la sua scomparsa. Sono state spedite da Firenze e, almeno nelle intenzioni di chi le ha scritte, c’era di far credere che venissero da Barbara. “Sto bene, ho solo bisogno di stare un po’ da sola”, c’è scritto. Ma la grafia – così come appurato da una perizia disposta dalla procura della Repubblica di Terni – non appartiene di certo a Barbara, né tantomeno a Roberto, a Carlo (che in quegli stessi giorni si trovava proprio a Firenze per “allentare la tensione di quelle ore”), ai figli di Barbara e ad alcuni conoscenti.

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Un tentativo di depistaggio, che suona ancora più macabro perché proprio a Firenze doveva essere nascosta Angela Costantino, cognata di Roberto Lo Giudice. Venticinque anni, -quattro figli e sposata clon un fratello di Roberto, di Angela si disse che aveva cercato riparo in quella città. Le indagini hanno invece scoperto che era stata uccisa dai famigliari di Lo Giudice: un “delitto d’onore”, perché (anche lei) si era innamorata di un altro uomo.

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