Flavio e Gianluca, basta lacrime ipocrite: non serve il lutto cittadino, bisogna vietare l’ingresso agli spacciatori

Ragazzi morti a Terni, la riflessione di Casali: in città scorre più droga che acqua e la droga fa comodo a molti. Le istituzioni intervengano prima della prossima tragedia annunciata

Lutto cittadino per la morte di Flavio e Gianluca? No, grazie: Terni non ha nessun bisogno di celebrare la sua ipocrisia.

Non ha nessun bisogno di ostentare lacrime di coccodrillo, una città la cui economia è legata ormai al traffico di droga più ancora che all’acciaio.

Cinque anni fa David Raggi fu ucciso proprio di fronte a un bar del centro storico. Fu tutto uno stracciarsi di vesti, di facile retorica, di commozione e di esercizio di razzismo: si parlò dell’assassino come di marocchino, come di islamico, come di immigrato, come di ubriaco, come di clandestino. Nessuno, invece, si soffermò sul fatto che si trattava di uno spacciatore: uno dei tanti – tantissimi – che riforniscono una città dove scorre più droga che acqua.

Come sempre, tutti preferirono guardare altrove, perché il pentolone che quella tragedia poteva – e doveva – scoperchiare, era troppo maleodorante.

La droga a Terni fa comodo a tutti: a chi la assume – e cioè una larghissima fetta della popolazione, a cominciare dai più giovani – ai criminali che la vendono impunemente (in un’intercettazione uno spacciatore parlò di Terni come di un “paradiso”, perché appena arrestati dalle forze dell’ordine si viene puntualmente rilasciati dai magistrati) e a quegli esercenti che ne ospitano lo smercio fingendo di non vedere. E ovviamente alle istituzioni che - a tutti i livelli - preferiscono occuparsi di gatte assai meno difficili da pelare come immigrazione, omotransfobia, sessismo, razzismo – magari bullismo, cyber bullismo, revenge porn - e chi più ne ha più ne metta.

Senza criminalizzare nessuno, ma prendendo il problema sul serio, dovremmo chiederci quanti locali riuscirebbero a resistere senza gli spacciatori. Dovrebbero rifletterci in primis le istituzioni, impegnate a difendere solo ed esclusivamente l’industria, mentre gli esercizi commerciali del centro storico continuano a chiudere.

All’indomani della morte di Raggi avevamo lanciato una proposta a tutti i locali del centro: esporre un cartello con scritto “Vietato l’ingresso agli spacciatori”. Un atto simbolico, è ovvio, ma che rappresentava una presa di posizione netta.

L’iniziativa era stata sposata da Confcommercio e un programma televisivo aveva portato i cartelli in tutti i bar e i ristoranti del quartiere della movida, chiedendo di appenderli.

Le reazioni – tutte filmate e trasmesse, e ancora disponibili su youtube - erano state le più disparate: qualcuno aveva rifiutato categoricamente (in qualche caso addirittura accusando l’iniziativa di discriminazione), due dei locali più popolari avevano intimato di spegnere la telecamera, pochissimi avevano accettato di attaccare il cartello, per poi rimuoverlo subito dopo la fine della registrazione. Di tutti i locali della zona, solo una paninoteca di via Fratini lo aveva tenuto davvero esposto per qualche giorno.

GUARDA | La trasmissione televisiva

Oggi, all’improvviso, i ternani (e gli italiani) sembrano essersi accorti dell’esistenza della droga, e del fatto che i loro figli la assumono regolarmente; anche ragazzi di quindici e sedici anni, sì, anche ragazzi “normali”, di buona famiglia, senza alcuna problematica sociale, anzi impegnati in parrocchia, nel volontariato, nello sport.  Non a caso il “Purple Drunk” è classificata come droga “ricreativa”: viene assunta, cioè, per divertimento, e non per una forma di dipendenza o per fuggire chissà da cosa.

La maggior parte di voi, probabilmente, ancora immagina il tossico con la faccia emaciata e lo sguardo perso nel vuoto che ruba in casa per farsi una pera di eroina, e invece con la paghetta settimanale ci si può uccidere senza problemi con una droga economica e facile da ottenere: basta mescolare del banale sciroppo per la tosse con una bibita gassata; e le istruzioni, ovviamente, si trovano su internet.

Perché farsi il Purple Drunk? Ma perché va di moda, celebrato com’è dagli idoli della musica del momento: la trap. E non a caso molti trapper, in America, hanno fatto la stessa fine dei due adolescenti ternani.

La trap, per intenderci, è quella di Sfera Ebbasta (salito all’onore delle cronache per l’incidente a un suo concerto dove sono morti 6 ragazzi) e Achille Lauro, decantato dalla critica come artista coraggioso, divenuto celebre lo scorso anno con un brano sospeso tra l’inno alla vanità e al lusso e la pubblicità di una pasticca di ecstasy.

Le droghe – d’altra parte – sono una componente fondamentale della poetica trap, così come il nichilismo e i tatuaggi in faccia. Ma a dirlo si passa per bigotti, per moralisti, per miopi come quelli che criticavano i capelli dei Beatles.

Il problema è che per non passare per moralisti siamo diventati immorali, anzi peggio: indifferenti, ignavi e ignari. Per non rischiare di essere paternalisti, anziché cercare di trasmettere dei valori alle nuove generazioni abbiamo preso ad inseguirle. In nome di un concetto distorto di libertà, ma anche – quel che è peggio – in nome del profitto.

Perché che i giovani consumino droghe ci sta benissimo: l’importante è che consumino. Se Sanremo propone come modello un profeta del conformismo nichilista (la cui manager, significativamente, è la mamma) è perché vuole attrarre i giovani, perché sono i giovani quelli che consumano.

Se un’intera città si volta dall’altra parte mentre i suoi figli si imbottiscono di sostanze micidiali, è perché sono proprio quei figli e quella droga che tengono viva la sua economia.

Non volete fare i moralisti e i bigotti? D’accordo. Non volete scoperchiare il vaso di Pandora del traffico di droga, perché intaccherebbe troppi interessi? Benissimo. Lasciateli morire in pace, ma abbiate almeno la compiacenza di risparmiarci lacrime ipocrite, e un lutto che marca solo un’altra tacca su una storia di tragedie annunciate, nell’attesa indifferente della prossima.

*Istituto di studi teologici e storico sociali Terni

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