Rogo Thyssen, il virus “salva” Espenhahn e Priegnitz: manca ancora l’ordine di presentarsi in carcere

A tredici anni dalla strage di Torino e dopo il ricorso respinto a febbraio dal tribunale regionale di Hann, i due manager tedeschi sono ancora a piede libero. Devono scontare cinque anni di cella

Harald Espenhahn

La ridotta attività giudiziaria causata dall’emergenza Coronavirus ha “salvato” Harald Espenhahn e Gereald Priegnitz, i due manager tedeschi condannati in via definitiva a maggio del 2016 per il rogo che il 6 dicembre del 2007 uccise sette operai negli stabilimenti della Thyssenkrupp di Torino.

A riportare la notizia è Il Fatto quotidiano che cita quanto diffuso nei giorni scorsi da Radio Colonia. L’emittente tedesca ha riportato le parole di Anette Milk, procuratrice e portavoce del tribunale di Essen, che lo scorso febbraio ha rigettato l’ultimo ricorso di Espenhahn e Priegnitz e che dovrebbe emettere il decreto in base al quale i due si dovrebbero presentare in carcere per scontare la pena a cinque anni di reclusione per omicidio colposo, incendio doloso e omissioni di misure antinfortunistiche, pena massima prevista in Germania per questi reati.

Questo ultimo atto non è stato però ancora compiuto a causa della pandemia che ha rallentato tutte le attività amministrative. Questo documento, secondo Milk, dovrebbe essere trasmesso nelle prossime settimane ma, nel frattempo, Espenhahn e Priegnitz hanno chiesto una misura detentiva simile alla semilibertà. Se la loro richiesta fosse accolta, potrebbero uscire dal carcere il giorno, rientrare in cella la notte (con una sorveglianza leggera) e passare i weekend in famiglia.

Per la legge tedesca, spiega Radio Colonia, potrebbe giocare a loro favore il contratto di lavoro con la multinazionale dell’acciaio ThyssenKrupp.

“Questa sentenza si sta tramutando in una barzelletta”, ha dichiarato al Fatto Antio Boccuzzi, l’ex operario sopravvissuto al rogo. “Sono passati 13 anni, ma per noi il dolore è sempre quello. Io non sentirò più la voce di mio figlio, i suoi baci. Sono degli assassini, ma come fanno?”, ha dichiarato sempre al quotidiano Rosina Demasi, madre di Giuseppe, morto a 26 anni per l’incendio.

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