Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

“Padre non mi manda niente?”. “Ci sentiamo stasera”. Videochat pedo pagate 20 euro, ma il don ora chiedeva un incontro reale

Emergono altri particolari dall’indagine palermitana sul giro di sesso on line che ha portato in carcere il parroco di San Feliciano di Magione. Il sacerdote non risponde al gip

“Padre... non mi manda niente a me che sono senza una lira?”. La risposta: “Ho pochi soldi e li ho promessi... Questa sera parliamo... va bene?”. È una delle intercettazioni, captata dagli inquirenti tramite un virus piazzato nel telefono cellulare del parroco di San Feliciano Vincenzo Esposito, che sono state raccolte dalla procura di Palermo nell’ordinanza che ha portato agli arresti del prete che opera a Magione (la madre di una delle presunte vittime, tutti di sedici anni, è ai domiciliari) ma che era da tempo “in contatto” con almeno 4 ragazzini - minorenni - nell’area di Termini Imerese.

Un presunto squallido mercato sessuale - di stampo pedopornografico secondo gli inquirenti - per pochi spiccioli. Ma quelle poche banconote - inviate tramite ricariche su carte prepagate - dimostrano tutta la vulnerabilità e la povertà delle vittime e delle loro famiglie. Per una video chat porno in diretta o un video registrato il parroco, secondo l’accusa, inviava veramente quattro spiccioli: 10 o 30 euro. Cifre che, per chi vive una situazione difficile o di vera povertà, erano sufficienti. Anzi per una madre - arrestata - di uno dei ragazzini finiti nella rete erano una vera e propria occasione tanto da spingere il figlio e un amichetto a prestarsi a questa situazione delittuosa.

Il morboso rapporto con il passare del tempo sarebbe diventato quasi quotidiano, tanto che il giudice Fabio Pilato scrive nell’ordinanza che il parroco era ormai in balia “dei propri impulsi sessuali e totalmente privo di auto-controllo”. Talmente in balia che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il sacerdote era pronto a rischiare un rapporto dal vivo. In una delle altre intercettazioni (come riporta Palermotoday) Esposito ipotizza infatti che uno dei ragazzi possa raggiungerlo a Perugia e i due immaginano in maniera molto esplicita cosa avrebbero potuto fare insieme: “Lo dobbiamo vedere quello che saprai fare...”, diceva il prete. Il ragazzo raccoglieva la sfida: “E poi vedrai padre! U scasso porca buttana! Ci piace?” e il sacerdote: “Non l’ho provato molto sai, io non sono molto abituato, non ti pensare... Non faccio sesso con nessuno”, il ragazzo rispondeva: “E poi ci provi con me, ci provi con me...”.

Questa eventualità avrebbe dunque spinto i carabinieri ad accelerare l’indagine e a far scattare le manette.

Le indagini vanno avanti anche sul fronte umbro da parte della magistratura siciliana: quantificare dove, a chi e quante ricariche di denaro ha effettuato nell’ultimo periodo il prete. Il dubbio è che ci possano essere altri soggetti minori coinvolti. Ma da quanto sembrerebbe almeno in loco, don Esposito avrebbe evitato qualsiasi approccio. In riva al Trasimeno era arrivato 8 anni fa ed era diventato subito uno della comunità locale battendosi per la frazione, per il restauro della chiesa e mettendosi a disposizione soprattutto degli anziani.

Di fronte al gip del tribunale di Palermo, sia don Esposito che la donna finita ai domiciliari hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il prete è assistito dall’avvocato Renato Vazzana, mentre l’altra indagata è difesa dall’avvocato Giuseppe Minà. L’inchiesta, nata per caso mentre i carabinieri stavano compiendo intercettazioni nell'ambito di un altro procedimento, si basa su una serie di conversazioni captate tra lo scorso aprile e luglio, che documenterebbero i rapporti a sfondo sessuale tra il sacerdote e i giovani. Nei dialoghi si fa riferimento almeno ad altri tre adolescenti, ancora non identificati, che avrebbero accettato di masturbarsi nelle chat Whatsapp e Messenger per avere in cambio 10, 20 o 30 euro.

Prima di arrivare nel Perugino, il sacerdote è stato non solo a Termini Imerese (tre delle vittime vivono proprio lì) ma anche al Buccheri La Ferla. È probabilmente in questo contesto che ha conosciuto i ragazzini.

Il sacerdote si professa comunque innocente e sostiene di non aver fatto nulla, è fiducioso e sicuro di poter chiarire i contorni della vicenda. Come spiega l’avvocato Vazzana, passare dalla comunità religiosa al carcere è un'esperienza molto complessa ed Esposito sarebbe ben consapevole della gravità della situazione.

Per quanto riguarda la donna, invece, dopo anni di emigrazione in Germania, è tornata a Termini e vive con il reddito di cittadinanza. A suo dire sarebbe stata a conoscenza del rapporto tra il figlio e il prete, ma senza conoscerne i contorni. Mai avrebbe avuto il sospetto che il ragazzino potesse mostrarsi nudo ed in atteggiamenti intimi.

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