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Fiumi di coca su Terni, tra clienti fidati e “galoppini”: così il boss organizzava la rete dello spaccio

Nuovi particolari sull’operazione Silva: niente contatti telefonici, la droga veniva smerciata solo su passaparola e nascosta in barattoli di vetro interrati nei parchi cittadini o in pacchetti di sigarette infilati tra le crepe di un muro

Il boss dello spaccio aveva la sua agendina. Da una parte erano segnati i clienti fidati, quelli cioè con cui esisteva da tempo un rapporto commerciale e nei confronti dei quali – dunque – veniva organizzato un determinato tipo di trattamento. Gli altri, le nuove “acquisizioni”, dovevano passare per una “gavetta” e avevano contatti con dei “galoppini” a cui il presunto capo della gang confidava il luogo e l’ora in cui i nuovi clienti si sarebbero dovuti presentare per ritirare lo stupefacente.

Col passare delle ore emerge qualche nuovo dettaglio sul modus operandi del gruppo di spacciatori sgominato nell’ambito dell’operazione Silva, condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Terni, che ha portato a sei ordinanze di custodia cautelare – quattro uomini e due donne – nei confronti di una gang di presunti spacciatori operativi in città.

Al vertice della piramide un trentenne di origini marocchine: era lui a tirare le fila dell’attività del gruppo, a decidere chi e come avrebbe ritirato la droga ed era lui – secondo la ricostruzione degli investigatori – ad occuparsi dell’approvvigionamento della droga (cocaina, soprattutto, ed hashish) in Abruzzo.

Fulcro del gruppo criminale, dopo essersi assicurato la fornitura periodica ed averla nascosta in un bosco fra Terni e Rieti, il trentenne rimaneva in attesa del contatto diretto da parte dei suoi clienti. Normalmente, le contrattazioni avvenivano personalmente e mai al telefono, così da ridurre al minimo i rischi di essere intercettati.

Le indagini sembrano avere appurato che la clientela si divideva in fidata (ossia di vecchia data) e meno fidata, poiché di recente acquisizione al portafoglio. Questa seconda tipologia di clientela veniva soddisfatta della richiesta di stupefacente dai “galoppini” del capo il quale, dopo essere stato contattato per la richiesta, dava al cliente un appuntamento in una zona della città dove questi avrebbe trovato il suo galoppino che – a sua volta - gli avrebbe indicato dove recuperare lo stupefacente.

I clienti fidati venivano invece soddisfatti in maniera diversa: dopo il contatto con la richiesta; il capo faceva nascondere da uno dei suoi galoppini lo stupefacente richiesto in un luogo specifico, dove l’acquirente andava a prelevarlo all’orario convenuto. Per nascondere la droga, normalmente venivano utilizzati un barattolo di vetro sotterrato in una zona cittadina boschiva (spesso, un parco) oppure in un pacchetto di sigarette nascosto tra le crepe di un muro. Ogni acquirente conosceva il suo personale nascondiglio concordato.

Per entrambe le tipologie di acquirente, però, le modalità di pagamento erano identiche: dopo il recupero dello stupefacente, in contanti e di persona direttamente al boss.

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