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“Viviamo nascoste, protette da guardie del corpo. Ma crediamo nella giustizia”

L’incubo di Erika Lucci comincia a gennaio del 2017: stalkizzata da un’altra donna. Adesso la vicenda passa al tribunale: si torna in aula a fine novembre

Alla domanda sul perché questa donna ce la dovrebbe avere con lei, la risposta rimbalza fra dubbi e ipotesi. Forse risentimento, forse qualcos’altro. I fatti però adesso sono racchiusi in un fascicolo di tribunale.

A rispondere dell’accusa di “atti persecutori” è una ragazza, poco più grande della sua “vittima”. Ha 29 anni e fino a qualche tempo fa condivideva con l’oggetto delle sue persecuzioni una amicizia e forse anche qualche obiettivo comune.
Lei, la vittima, è Erika Lucci, 23 anni, presidente dell’associazione “Luce per Terni”, nata non solo per ricordare suo nonno Sandro, morto a causa dei traumi riportati dopo la caduta su una buca stradale, ma anche per provare ad immaginare una città diversa, migliore, più luminosa. La sua aguzzina faceva la segretaria di questa associazione, poi qualcosa si è rotto.

Minacce, persecuzioni e offese cominciano a gennaio del 2017. C'è anche una giorno preciso, il 10. E vanno avanti fino a che la situazione è precipitata. È il 23 agosto del 2017 quando la 29enne - di origine campana, difesa in aula dall’avvocato Roberto Chiaranti - blocca ad un incrocio Erika che sta passando in macchina assieme ad altre persone. Secondo la ricostruzione oggetto di dibattimento, la ragazza si sarebbe infilata in auto e le avrebbe sferrato un colpo al collo, lasciandole “lesioni contusive a carico dell’articolazione sterno-clavicolare sinistra e della muscolatura intercostale periclaveare” come documentato da un certificato medico legale, in base al quale la situazione “rischia di diventare permanente”.

La prima udienza si è tenuta lo scorso 19 settembre davanti al giudice Elisa Fornaro - il pm che ha seguito l’inchiesta è Raffaele Iannella - ora si tornerà in aula il 29 novembre per proseguire il dibattimento.

“Viviamo nascoste, mia figlia è protetta da guardie del corpo - racconta Maria Cristina Lucci, che è anche vicepresidente dell’associazione - ma crediamo nella giustizia”.

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