Il sacrificio di Aurelio, Cleto, Gianni, Franco e Andrea: così è cambiata l’Avis. E la E45

I cinque operi ternani morirono 30 anni fa in un incidente stradale mentre andavano a Firenze adonare il sangue alla madre di uno di loro. Lunedì il ricordo

Era il 30 agosto del 1988. Il silenzio rarefatto dall’afa di fine estate venne spezzato dal rumore delle lamiere che si contorcono. Lungo la E45, nei pressi dello svincolo di Marsciano e Collepepe, corre una Alfa Romeo spider. A bordo ci sono due giovani, Stefano Curini e Luigi Colucci, 22 e 23 anni. Percorrono la superstrada in direzione sud. Tornano dalle vacanze a Roma. La spider non si accorge di una Fiat 126 sulla quale viaggia un pensionato di Todi, Renzo Capoccia. La tamponano fino a spingerla contro un trattore che procede più avanti. E poi schizzano impazziti sull’altra carreggiata. Perché all’epoca, la E45 è priva di new jersey, il muro spartitraffico in cemento che impedisce i salti di corsia.

Da Terni, direzione Firenze, arriva un’Audi. A bordo ci sono cinque operai ternani: si tratta di Aurelio Ercolani, 55 anni, Cleto Cozza, 50 anni, Gianni Gentiletti, 44 anni, Franco Boschi, 33 anni e Andrea Lucidi, 36 anni. Stanno salendo verso il capoluogo toscano per donare il sangue alla madre di uno di loro.
L’Alfa travolge l’Audi: muoiono sul colpo i due ragazzi romani e quattro operai: Aurelio, Cleto, Giovanni e Franco. Andrea venne ricoverato prima in prognosi riservata, ma non riuscì a superare i traumi dell’incidente. Nel groviglio di lamiere resteranno incastrati sette feriti.

Patrizio Fratini Avis-2Lunedì 29 ottobre, alle 15, Avis Terni ricorderà il sacrificio dei quattro ternani. Appuntamento all’ingresso del parco Ciaurro-largo Atleti azzurri d’Italia, dove verrà deposta una corona di fiori presso la lapide realizzata per non dimenticare l’immane tragedia, sulla quale è riportata questa frase: “Aiutare gli altri sempre, anche oltre la vita”.
“Abbiamo risistemato l’aiuola, la stele e la targa - dice Patrizio Fratini, presidente di Avis Terni - pensiamo che sia importante mantenere e diffondere la memoria di questo sacrificio, soprattutto ora che le donazioni di sangue sono in costante calo per il terzo anno consecutivo. Dopo quella tragedia, iniziarono i lavori per la messa in sicurezza della E45 con il jersey e i guard rail. Il sacrificio di Aurelio, Cleto, Giovanni, Franco e Andrea sancì anche il principio che doveva ‘spostarsi’ il sangue e non più il donatore. Da quel giorno tristissimo iniziò a viaggiare il sangue e si creò un sistema virtuoso che, grazie ai nostri cinque donatori, ha permesso di salvare tante vite”.

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