“Portami il caffellatte”, così è stato scoperto lo spacciatore di overdose

Intercettazioni telefoniche, pedinamenti e testimonianze dei clienti hanno inchiodato “Fabrizio”. Ora la Corte di cassazione conferma la condanna inflitta dal tribunale di Terni

Al telefono parlavano di “C” quando in ballo c’era uno scambio di cocaina, oppure di “R” per l’eroina. E se volevano chiedere un mix tra eroina e cocaina, il famigerato e potentissimo speedball, il nome in codice era quello di “caffellatte”. Gli investigatori della questura di Terni hanno impiegato mesi di indagini prima di annodare il filo di una intensa attività di spaccio. “Un vasto traffico di stupefacenti – hanno poi ricostruito i giudici del tribunale di Terni - posto in essere da taluni soggetti di nazionalità nordafricana i quali erano in contatto tra di loro e con fornitori provenienti da diverse città, nonché con numerosi acquirenti”.

Il capo di quel sodalizio (un giovane magrebino conosciuto dai suoi clienti col soprannome di “Fabrizio”) è stato condannato a dieci mesi e venti giorni di cella al termine di un’inchiesta avviata nell’autunno del 2008, “alla luce di tutte le complessive emergenze investigative, dei riscontri obiettivi acquisiti in talune occasioni, dell’assiduità dei contatti telefonici, dei continui riferimenti a transazioni, pagamenti e dazioni effettuate o da effettuare, anche per il tramite di terze persone”.

Per arrivare al vertice di questa piramide, è stata fondamentale la testimonianza di una cliente che raccontò agli investigatori che Fabrizio “era solito spacciare sostanza stupefacente servendosi di una determinata utenza che fu intercettata a partire dall’ottobre 2008”.

“Dal monitoraggio di tale utenza – ricostruiscono oggi i giudici della quarta sezione penale della Corte di cassazione, che hanno confermato la sentenza di condanna - emergeva il riferimento ad un’attività di spaccio posta in essere dall’imputato. Particolarmente significativo - rilevava il tribunale - era l’episodio accertato dalla polizia giudiziaria il 10 novembre del 2008 in occasione del quale” Fabrizio ed un suo complice, anche lui di origini magrebine, “venivano riconosciuti da (…) come gli spacciatori che lo stesso giorno gli avevano fornito l’eroina che, una volta assunta, gli aveva causato un’overdose”.

Trasportato d’urgenza al pronto soccorso di Terni, il ragazzo è stato rianimato e salvato solo grazie alla prontezza dell’intervento dei medici.

Fabrizio venne “riconosciuto quale fornitore di sostanza stupefacente” da numerosi clienti, ai quali si aggiunse un altro giovane ternano che lo accusò di avergli “ceduto una dose di eroina al prezzo di 50 euro, dose che gli aveva provocato subito dopo un malore da overdose”.

Due overdose nell’arco di un mese a causa dell’eroina spacciata da Fabrizio che però, per questo reato, non è stato condannato: il tribunale gli contesta soltanto il reato di spaccio visto che per quei malori, che sarebbero potuti diventare tragedia, nessuno ha sporto querela.

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