Terni, la città dei cinghiali: aumentano le segnalazioni anche a ridosso del centro

La “zona rossa” è compresa tra via Bramante e via Proietti Divi, “avvistamenti” anche a Borgo Bovio

Un incidente con un cinghiale

Attenzione cinghiali in via Proietti Divi. Questa sera eravamo a passeggio con il cane sulla pista ciclabile e un cinghiale ha fatto come per venirci addosso, ma dopo aver strillato a squarciagola ha indietreggiato scappando. Abbiamo sentito anche altri rumori quindi non era solo. Solo un bello spavento ma poteva andare peggio. Fate attenzione”.

È uno dei tanti post che rimbalzano sui social network e mettono in guardia circa la sempre più consistente presenza di cinghiali a Terni.

Nella stessa zona, sabato mattina, si è verificato un incidente lungo via Bramante: un’utilitaria ha centrato in pieno un cinghiale che ha attraversato la strada all’improvviso. La “zona rossa” di via Bramante e via Proietti Divi non è l’unica area a rischio. Presenze piuttosto numerose vengono rilevate nella zona di villa Palma e di Rosaro da dove poi gli ungulati scendono fino quasi a ridosso del centro cittadino. Altre segnalazioni indicano l’area di Borgo Bovio come “casa” di questi animali selvatici.

L’invasione dei cinghiali nei giorni scorsi è stata al centro di una protesta che ha portato in piazza a Roma, davanti a Montecitorio, centinaia di agricoltori e cittadini con il coordinamento della Coldiretti, secondo la quale i cinghiali in Italia negli ultimi dieci anni sono più che raddoppiati fino ad arrivare – oggi – alla consistente cifra di due milioni.

“Nella dorsale appenninica – sostiene l’associazione di categoria - le popolazioni di cinghiali guadagnano terreno rispetto alla presenza umana con una concentrazione media di un animale ogni cinque abitanti in una fascia territoriale segnata già dalla tendenza allo spopolamento per l’indebolimento delle attività tradizionali”.

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C’è chi ha visto, anche in Umbria, i cinghiali arrampicarsi sulle vigne per mangiare l’uva; chi distruggere più volte il campo di mais o di girasoli. Una situazione che costringe ormai le aziende a lasciare i terreni incolti, stravolgendo l’assetto produttivo. Il rischio è che venga meno la presenza degli agricoltori, soprattutto nelle zone interne, e con essa quella costante opera di manutenzione che garantisce la tutela dal dissesto idrogeologico. Quella degli animali selvatici è anche una minaccia diretta alla sicurezza delle persone - evidenzia Coldiretti - con morti e feriti causati da attacchi di branchi di cinghiali scoperti mentre devastano campi e coltivazioni o entrano nelle aie delle case dove spesso a farne le spese sono anche cani pastore e da compagnia”.

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