Neonato morto, per Giorgia arriva il giorno del giudizio

Il processo con rito abbreviato si apre il 4 febbraio, la donna rischia fino a 30 anni di reclusione. La strategia della difesa: passare dall’accusa di omicidio volontario aggravato a quella di infanticidio

Si avvicina il giorno del giudizio per Giorgia Guglielmi, la donna ternana di 27 anni accusata di omicidio volontario aggravato del proprio figlio, abbandonato nel parcheggio dell’Eurospin di Borgo Rivo poco dopo averlo partorito.

È infatti fissata per il 4 febbraio prossimo la data del processo con rito abbreviato, così come era stato richiesto al gup Federico Bona Galvagno dai legali difensori della donna, gli avvocati Alessio Pressi e Attilio Biancifiori. Alla difesa probabilmente resta da giocarsi il numero di anni che peseranno sulla 27enne che di fatto rischia una condanna davvero pesante, fino a 30 anni di reclusione. A questo punto dunque l’obiettivo della difesa è quello di ricondurre la contestazione originaria (omicidio volontario aggravato dal rapporto di discendenza madre-figlio) a un più “soft” infanticidio, anche sulla base, in modo particolare, delle dichiarazioni fatte dalla donna in sede di interrogatorio di garanzia: Giorgia avrebbe lasciato il piccolo in una busta di plastica, nel parcheggio del supermercato con la speranza che qualcuno lo trovasse in vita e si prendesse cura di lui. Elementi che quindi troveranno forme di argomentazione in tribunale.

La difesa di fatto sin da subito ha dovuto faticare non poco visto il caso molto delicato. L’avvocato Pressi in particolare ha svolto un lavoro molto complicato anche per la difficoltà riscontrata nel trovare un consulente così come per il patrocinio gratuito, vista la mancanza di risorse. Patrocinio però negato, tenuto conto che l’indagata risulta sullo stato di famiglia dei genitori, inserita in un contesto familiare allargato composto da compagno-figlia, genitori della sorella. Giorgia dunque è stata ritenuta “non del tutto sprovveduta dal punto di vista economico” come ha raccontato per giustificare l’abbandono, potendo contare sia sul compagno (la cui posizione è risultata totalmente estranea dalla vicenda) che sui genitori.

Dopo aver trascorso qualche giorno a Natale assieme alla figlia primogenita, la donna ha chiesto di poter vedere la piccola più spesso. Dell’altro bimbo che non c’è più non ne vuole affatto parlare.

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