Risarcimento di 700mila euro alla famiglia di un 40enne ternano morto sul lavoro

Era il 2006 quando l’uomo, un 40enne ternano, rimane schiacciato dal ribaltamento di una macchina operatrice

La Corte d’Appello civile di Perugia ribalta i precedenti dinieghi del tribunale e sancisce un risarcimento di oltre 700 mila euro a beneficio dei familiari di un operaio deceduto sul lavoro.

Questi i fatti - Era il 2006 quando l’uomo, un 40enne ternano, rimane schiacciato dal ribaltamento di una macchina operatrice, mentre era impegnato a caricare merci su un camion, all’interno del cantiere dove operavano più ditte.

La situazione familiare - Al momento del decesso, era in procinto di sposare una giovane compagna dalla quale aveva avuto già un figlio e che era incinta del secondo. Il bambino ha così avuto la disgrazia di venire alla luce e crescere senza conoscere il padre.

I precedenti - La prima decisione del Tribunale di Terni è sfavorevole. Il primo processo si interrompe anticipatamente a causa del fallimento della società proprietaria delle macchine operatrici che hanno causato il tragico evento.

Un secondo processo si era chiuso con la reiezione delle domande di risarcimento presentate dai familiari dell’operaio. Il Tribunale aveva infatti ritenuto inammissibile il nuovo processo, perché la mancata impugnazione della prima pronuncia impediva la possibilità di intraprendere un nuovo giudizio nei confronti dell’azienda, corresponsabile dell’incidente mortale per violazione della normativa sulla sicurezza del lavoro.

L’ultima sentenza pienamente favorevole - La Corte d’appello civile di Perugia, viceversa, ha condannato la società milanese a risarcire il danno sofferto dai familiari, modificando totalmente la precedente decisione emessa dal Tribunale di Terni.

La questione si presentava particolarmente intricata sul piano processuale, ma la Corte d’appello ha accolto le tesi difensive dei familiari della vittima.

La conclusione della vicenda.

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Gli eredi erano assistiti, nel giudizio di secondo grado, dall’avvocato Luciano Brozzetti, coadiuvato dall’avvocato Nicolò Bertotto. I familiari si sono così visti liquidare un risarcimento complessivamente superiore a 700.000,00 euro. Tale somma va ad aggiungersi al ristoro corrisposto dall’INAIL, che pure era parte del processo d’appello per il recupero delle indennità erogate ai medesimi familiari.

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