Incastrato dagli hacker, l'odissea di un ternano lunga cinque anni

Era accusato di frode informatica per avere sottratto 275 euro dalla carta di credito di una signora ma il suo conto era servito ai pirati del web per non essere rintracciati

Un pirata informatico

Incastrato dagli hacker, messo in mezzo e utilizzato soltanto per riuscire a portare a termine l'ennesima truffa informatica. Un'odissea giudiziaria lunga cinque anni - che ha coinvolto ben quattro procure - che ha visto protagonista un ternano di 36 anni, incensurato, stimato dipendente stimato di una importante azienda cittadina. Insomma, non proprio il profilo da pirata del web. Era accusato di frode informatica e accesso abusivo ai sistemi informatici per aver sottratto 275 euro da una carta prepagata di una signora di origine straniera ma residente in Toscana. Ma lui, come il processo ha dimostrato, quei soldi non li ha mai visti e utilizzati e sul suo conto - quello di una Snai Card - sono transitati per finire chissà dove. L'epilogo di una lunga - e costosa - vicenda giudiziaria è a lieto fine ma anche dagli strani risvolti.

La vicenda

Tutto comincia il 31 maggio 2013 quando la signora si reca dai carabinieri di San Quirico d'Orcia per sporgere denuncia. Nella sua carta di credito prepagata sono spariti 275 euro, frutto di sei diverse operazioni di prelievo. In poco tempo si scopre che quei soldi sono stati indirizzati sul conto collegato alla Snai Card del 36enne ternano. E proprio il giorno successivo l'agenzia di scommesse scrive all'uomo e gli comunica il blocco del conto per consentire verifiche tecniche ma senza far accenno alla denuncia. Il giovane chiede spiegazioni ma soltanto due anni dopo, nell'ottobre 2015, viene a conoscenza di essere indagato per frode informatica. Nel frattempo il fascicolo, per vari passaggi di competenze territoriali, passa da Siena a Firenze poi a Perugia e quindi a Terni.

Nel 2016 la conclusione delle indagini e il rinvio a giudizio. Parte il processo ma in cinque udienze la parte offesa non si presenta mai davanti ai giudici. Nel frattempo - assistito dall'avvocato Emidio Mattia Gubbiotti - riesce a dimostrare che quei soldi sono soltanto transitati sul suo conto anche se non si riesce a capire dove siano finiti. Ma lui, in buona sostanza, sarebbe stato utilizzato dagli hacker che prima hanno clonato la carta di credito della signora e poi anche la sua card scommesse per far sparire i soldi. Un'evoluzione della truffa del pishing con la quale i pirati informatici sono riusciti a distrarre le attenzioni degli inquirenti lasciando che si concentrassero su chi in realtà non centrava niente.

Questa mattina il giudice del tribunale di Terni, Elisa Fornaro, alla luce dell'ennesima assenza della donna, ha pronunciato la sentenza per non doversi procedere per intervenuta remissione tacita della querela come prevede il codice penale. La signora, con la quale c'erano stati all'inizio dei contatti per risolvere in maniera bonaria la questione, non ha avuto l'interesse a portare avanti la causa. Che a lei è costata 275 euro mentre allo sventurato ternano molto di più e non solo in termini economici. 

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