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Soccorsi tra le macerie di Genova

Soccorsi tra le macerie di Genova

“Polvere, sudore e macerie: la macchina dei soccorsi non si ferma mai”

Genova, al lavoro anche i vigili del fuoco e le unità cinofile di Terni. Ecco cosa succede nella zona rossa dopo il crollo del ponte Morandi | VIDEO e IMMAGINI

“Lavoriamo ventiquattro ore su ventiquattro, la macchina dei soccorsi non si ferma mai”. Stefano Petrucci, assieme a Stefano Albergotti e Andrea Guiso – e ai due cani Derby e Yana – è arrivato a Genova da Terni intorno alla mezzanotte del 14 agosto, dodici ore dopo il crollo del ponte Morandi. Assieme a lui centinaia di altri vigili del fuoco dell’Italia centro-settentrionale, che con gli altri soccorritori stanno lavorando senza sosta in un inferno di “polvere, sudore e macerie”.

LEGGI QUI LA CRONACA da geonvatoday.it

VIDEO | Con il drone dei vigili del fuoco in volo sopra le macerie del ponte Morandi

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“Gli operativi – racconta Petrucci, che a Genova si occupa comunicazione dell’emergenza, ossia documenta tutto quello che succede – fanno turni di sei ore, soprattutto per consentire ai cani di riposare. Noi lavoriamo anche per venti ore”.

La “zona rossa” è completamente circoscritta: all’interno si fa ricerca e recupero. “Fino ad ora, purtroppo, dei 15/20 dispersi non c’è traccia”. La prima fase dell’emergenza è stata quella della ricerca tra le macerie “fresche”. “Ora che le macerie sono stabilizzate – racconta Petrucci – facciamo ricerca in profondità. I cani si infilano tra i calcinacci, nei cunicoli e nei tunnel, con maestria e coraggio”.

VIDEO | Il lavoro delle unità cinofile

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Le ultime esplorazioni riguardano un immenso cumulo di macerie alto come un palazzo di quattro piani. Anche se forse, le speranze di trovare ancora qualcuno in vita sono ridotte al minimo. Il lavoro però va avanti senza sosta perché, soprattutto in uno scenario come questo, anche pochi minuti possono essere fondamentali.

“Ne avremo ancora per due o tre settimane. Ci sarà da tagliare i pilastri”. E poi arriverà il momento della messa in sicurezza di questo immenso cratere. Una ferita profonda, l’ennesima, nella carne viva di un Paese che però sa rimboccarsi le maniche. Senza sosta.  

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