Acque Sangemini, il paradosso: “L’emergenza Coronavirus non doveva incidere sui siti territoriali”

A breve i sindacati nazionali chiederanno una nuova convocazione al Ministero dello sviluppo economico per confrontarsi con i vertici aziendali

foto di repertorio

Un marchio storico, ultracentenario, che fa parte integrante del tessuto produttivo dell’intero territorio. Ad oggi la situazione della Sangemini-Amerino non è delle migliori. Se ne è parlato frequentemente negli ultimi giorni, anche attraverso gli interventi di esponenti politici. In attesa di una nuova convocazione al Ministero dello sviluppo economico, abbiamo cercato di fotografare il momento grazie al contributo di Paolo Sciaboletta di Flai Cgil Umbria.

“I dipendenti presenti nei siti umbri tutti sono ottantacinque e a rotazione fanno la cassa integrazione. Si è stabilito due giorni a settimana pro capite per un totale di otto giorni al mese. In totale il gruppo Acque Minerali d’Italia che opera su tutto il territorio ne detiene circa quattrocento”. La situazione: “C’è forte preoccupazione perché l’attività lavorativa doveva essere ripresa al 60% per poi arrivare - dopo la prima fase dell’emergenza sanitaria - ad una piena produzione che non c’è. Siamo sotto alla soglia nettamente. La produzione non decolla, le vendite sono ferme tant’è che è stata l’azienda stessa a comunicare il tutto”.

Alcuni dati per cercare di analizzare il contesto: “Se compariamo il primo quadrimestre del 2020 e quello del 2019 le vendite sono calate del 43%, una percentuale appena superiore (45 ndr) per quella dei siti umbri. Il loro obiettivo commerciale è quello di chiudere con un -30% a fine anno. Inoltre ricordiamo che l’anno trascorso non è stato proprio eccezionale. Terminare con tale previsione potrebbe risultare drammatico nel mettere a rischio la sostenibilità del concordato. Non sappiamo se il giudice mandatario darà l’ok per la prosecuzione. Non ci sono alternative in tal senso: o l’azienda va avanti con le proprie gambe o c’è il fallimento”.

Emergenza Coronavirus e paradosso

“L’emergenza ha sicuramente aggravato la situazione vendite” afferma Paolo Sciaboletta “Tutto il comparto al momento è praticamente fermo (ristoranti bar ndr). Si parla di un trend discendente di circa -40% che magari poteva incidere a livello aggregato ma non per Sangemini-Amerino”. Ed ecco il paradosso: “I siti umbri non hanno in dotazione una linea vetro ma producono per la grande distribuzione in plastica. E in questo caso le vendite, delle altre catene, sono aumentate perché il ricorso all’approvvigionamento delle persone è naturalmente cresciuto in questa fase”.

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Ed allora quali le cause di questo mancato accrescimento? “Nel secondo semestre 2019 a causa della crisi di liquidità non hanno avuto risorse economiche per reperire le materie prime necessarie. Di conseguenza hanno perso dei clienti molto importanti”. Lo stato d’animo dei dipendenti: “Le emozioni sono comprensibili. C’è rabbia, scoramento. I mali di Acque Minerali d’Italia non derivano dall’emergenza Covid anzi, tutte le grandi aziende nel nostro comparto producendo il prodotto finito di prima necessità crescono tutte. Le aziende agroalimentari non si sono arrestate. Da noi c’è stato il fermo produttivo e la ripresa non in linea con quello comunicato dall’azienda (60%)”.

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