Sangemini, ultima chiamata: lunedì è il giorno decisivo

L’azienda diserta l’incontro convocato da Confindustria poi fa un passo indietro: disponibili. I lavoratori riaprono il tavolo: il 24 il confronto prima del summit in Regione. Cronaca di una giornata di ordinaria vertenza

Davanti alla sede di Confindustria Terni ci sono una trentina di lavoratori Sangemini. “Stiamo arrivando alla spicciolata”. Agenti della digos della questura e un paio di auto dei carabinieri vigilano sul presidio.
Gli occhi sono puntati alla strada. “Pessina (Carlo, titolare della holding Acque minerali d’Italia, ndr) si è visto?”, chiede qualcuno. La risposta arriva da un gruppetto di operai che cercano riparo dal sole cocente in un fazzoletto d’ombra: “Non si è visto. E forse non si presenterà nessuno. Speriamo di non fare un buco nell’acqua… Ne abbiamo fatti tanti”.

Presagio funesto di una giornata di ordinaria vertenza, l’ennesima nella storia di questo marchio, Sangemini, che forse più di altri in Italia vuol dire acque minerali. E che ora gravita nell’orbita del terzo gruppo nazionale per livello di volumi di vendita e quarto per fatturato. Norda, Sangemini, Gaudianello e un’altra ventina di marchi. Appunto: le Acque minerali d’Italia.

L’appuntamento è alle undici in Confindustria. È stata l’associazione degli industriali a chiamare al tavolo l’azienda. All’appuntamento, oltre ai sindacati, si dovrebbero presentare Gian Franco Cattaneo, uno dei top manager di Ami, e Arturo Ferrucci, capo del personale, che qualcuno dice di avere visto di prima mattina nello stabilimento. Ma ci sono soltanto Simone Dezi (Fai Cisl), Paolo Sciaboletta (Flai Cgil) e Daniele Marcaccioli (Uila Uil) che assieme alle Rsu di stabilimento si presentano all’appuntamento con qualche minuto d’anticipo.

Alle 11.40 arriva il primo sms: l’azienda ancora non c’è. Un modo sicuramente “delicato” per dire che – in realtà – l’azienda non verrà. Poco dopo mezzogiorno, i sindacati tornano fra i lavoratori. “L’azienda non si è presentata perché – riferiscono – era presente un presidio di lavoratori”. I brusii aumentano di volume. I sindacati cercano di riportare la calma e spiegano quali strade si possono percorrere.

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La prima: riconvocare l’azienda ad un tavolo – da svolgere in fabbrica – attivando contestualmente una assemblea permanente dei lavoratori così da poterli informare appena il summit si dovesse concludere. In alternativa, tirare dritto fino a lunedì 24, data in cui è già stato convocato un incontro in Regione a Perugia tra azienda, sindacati e istituzioni umbre.

L’assemblea decide alle spicciole: convochiamo subito l’azienda per vedere che gioco stanno facendo. L’incontro dovrebbe infatti svelare il piano industriale e capire le reali intenzioni di Ami. “Ma sulla pelle dei lavoratori Sangemini – dicono gli operai – non si gioca. Perché perdere il lavoro, significa perdere la dignità”. Parte la nuova velina e l’azienda risponde: il tavolo si celebrerà lunedì mattina a Sangemini prima del vertice in Regione.

Il presidio si conclude con un nulla di fatto, gli interrogativi restano tutti. Di certo ci sono solo le voci. L’ombra della cassa integrazione per 25 o 30 lavoratori, la scelta di limitare la produzione di Fabia, Amerino ed Aura, concentrandosi su Sangemini e Grazia (le effervescenti naturali del gruppo) e dunque ristrutturare in maniera pesante l’operatività dello storico stabilimento umbro.

“È il momento di diventare grandi. Di sbattere i pugni sul tavolo: o si rispettano gli accordi o si cambia”. Tra gli operai c’è anche Lucio Luneia, presidente della pro loco di San Gemini. “Ero con loro già nel 2012. Questa è l’ultima occasione. Anche perché, se davvero l’azienda vuole produrre solo Sangemini, allora basteranno cinque o sei operai…”.   

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