La sfida di Confindustria: fare di Terni la città dell’innovazione

La rivoluzione tecnologica e industriale, il “peso” delle multinazionali sul territorio e l’importanza della formazione degli studenti: la relazione del presidente Giammarco Urbani

Terni protagonista della “rivoluzione industriale in atto”. Un sogno che declinato da Confindustria diventa una sfida. Rilanciata dal presidente della sezione ternana dell’associazione degli industriali, Giammarco Urbani, nella relazione presentata questo pomeriggio dinanzi alla platea imprenditoriale ed istituzionale in occasione dell’assemblea territoriale dell’organizzazione.

“Entro 5 anni, l’80% delle aziende implementerà in maniera diffusa la sensoristica, l’internet delle cose, farà ricorso alle analisi di grandi moli di dati per attività predittive, utilizzerà l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata. La rivoluzione tecnologica che le imprese sperimenteranno per prime sarà poi estesa agli altri ambiti della società, con ritmo crescente. È una grande minaccia per il modo tradizionale di gestire le organizzazioni, ma è pure una grande opportunità per ripensare e riprogettare i processi produttivi, i servizi pubblici, le relazioni sociali, la vita della comunità. Se riusciamo a vivere da protagonisti i tempi nuovi ed a stare dentro questo flusso che attraversa il mondo saremo in grado di fare di Terni la città dell’innovazione”.

Questo il punto di caduta individuato da Confindustria, che non può prescindere però da alcuni elementi essenziali: “Crediamo che questa sfida, prima ancora che economica, sia politica, perché comporta l’assunzione di un obiettivo comune da parte dei soggetti che la animano”.

Ed i soggetti che la animano sono diversi. Le istituzioni, ovviamente, ma poi il tessuto industriale del territorio.

“Non vi è dubbio che la specificità industriale di Terni e dei suoi dintorni – rileva Urbani - sia costituita dalla presenza delle grandi imprese a controllo straniero. Ve ne sono una ventina che assorbono 5.000 dipendenti. Su 100 addetti all’industria manifatturiera, 35 operano all’interno delle multinazionali. È una percentuale tripla rispetto alla media nazionale, e di dieci volte superiore a quella di Perugia. Il tasso di internazionalizzazione passiva della nostra provincia è tra i più alti d’Italia e registriamo con soddisfazione la capacità attrattiva del territorio che si manifesta in progetti di investimento per centinaia di milioni di euro. Caratteristica che impone di pensare in termini originali le strategie di sviluppo di Terni, non sovrapponibili a quelle di altre realtà per certi versi simili. La coesistenza delle multinazionali con un numero apprezzabile di piccole/medie aziende in crescita, unite ad una grande tradizione di ricerca applicata, genera un terreno fertile per lo sviluppo”.

Non c’è dubbio poi che vadano “immaginati percorsi formativi a livello scolastico, post diploma e soprattutto universitario che riescano a fornire le competenze negli ambiti nei quali vi è oggettiva carenza. Ingegneri, informatici, ricercatori, tecnici esperti sono figure di cui vi è bisogno oggi, e ve ne sarà ancora di più nell’immediato futuro”.

“Il raggiungimento di un simile traguardo – conclude perciò Urbani - sarebbe importante non solo per la città ma per l’Umbria intera. Aiuterebbe la regione ad agganciarsi alle aree più dinamiche del Paese, ed a meglio cogliere le opportunità offerte dalla ripresa, seppure in rallentamento”.
Questo il futuro secondo Confindustria, un futuro che faccia di Terni “una delle città più avanzate in Italia, capace di accogliere chiunque abbia voglia di fare industria, sia una multinazionale o una start up; di generare idee e di trasformarle in valore; di far crescere i talenti e le opportunità”.

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