Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Economia San Gemini

“Siti non strategici”, altra tegola sull’economia ternana. I sindacati: Sangemini e Amerino non si toccano

Vertenza delle acque minerali, le organizzazioni: serve un patto sociale a salvaguardia dei due stabilimenti, per lo sviluppo industriale e la tutela dell’occupazione sul territorio e dei marchi storici

Un ritornello drammatico che si ripropone nelle diverse vertenze che interessano le fabbriche del territorio ternano. E così, dopo avere sentito ThyssenKrupp parlare di Acciai speciali Terni come di un sito “non strategico”, quelle stesse parole sembrano riecheggiare nella vertenza delle acque minerali.

“Le organizzazioni sindacali ribadiscono che non accetteranno azioni unilaterali che mirano a non riconoscere i siti umbri strategici alla ripresa del gruppo stesso, auspicando il coinvolgimento di tutte le istituzioni locali e di tutti i parlamentari eletti in Umbria, per un vero e duraturo patto sociale a salvaguardia dei due siti, per lo sviluppo industriale e la salvaguardia dell’occupazione sul territorio, a tutela altresì dei marchi storici e degli accordi in essere con la Regione Umbria”.

A parlare sono Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil e Rsu di stabilimento in un documento unitario con il quale viene lanciato un messaggio molto chiaro: “Sangemini e Amerino non si toccano”.

Un grido d’allarme che emerge con forza al termine dell’assemblea con i lavoratori degli stabilimenti “rispetto alla grave situazione in cui versa il gruppo Ami (Acque minerali d’Italia) e all’evidenza dei fatti emersi durante l’incontro al ministero del 20 maggio scorso”.

“I lavoratori e le lavoratrici, le segreterie di Fai, Flai e Uila dell’Umbria, le Rsu unanimi esprimono tutte le perplessità e preoccupazioni in merito alla situazione in cui versano gli stabilimenti, ai contenuti dell’incontro in oggetto, alla tenuta sociale del territorio. Questa proprietà dal 2014, anno in cui è entrata in possesso degli stabilimenti, ha disatteso ogni impegno a fronte anche di piani industriali pesanti, dove i lavoratori pur di vedere un futuro migliore per le aziende, di tasca propria hanno continuato a credere in questo stesso gruppo”.

“Oggi, vista la situazione alquanto delicata a causa del concordato in essere, siamo a sottolineare che invece di provare a costruire un percorso condiviso e ove possibile sereno, attraverso le dichiarazioni reiterate dell’ennesimo amministratore, Antonio Paganini, non ultime quelle emerse durante l’incontro al Mise, vengono scaricate responsabilità sui lavoratori dovute alle negligenze ed inefficienze della proprietà. Rammentiamo che i lavoratori non sono per nulla degli irresponsabili, come si vuol fare intendere, e chiedono considerazione e rispetto. Ricordiamo che l’attività sindacale è autonoma e regolamentata dallo statuto dei lavoratori da almeno cinquant’anni, facendo presente che il mondo del lavoro ha fatto passi in avanti rispetto a quello degli anni Venti”.

Sindacati e lavoratori parlano dunque di “provocazioni” che rischiano di portare il confronto su un piano tutt’altro che “pratico e costruttivo” e lontano da una “situazione sociale tranquilla” della quale invece ci sarebbe bisogno, “in attesa di conoscere il piano industriale concordatario, piano che dovrà essere condiviso al tavolo del ministero alla presenza delle organizzazioni sindacali, e che dovrà prevedere la centralità ed il rilancio degli stabilimenti umbri”.

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