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Domenica, 2 Ottobre 2022
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Alluvione, la testimonianza: "Un giovane rischiava di annegare, aggrappato al guard rail e una mamma era chiusa in auto con i bambini"

Il racconto della notte terribile all'altezza di Promano di un volontario Prociv: "Due ondate violente hanno spostato auto e persone, con tronchi, pietre e un congelatore trascinati dalla forza dell'acqua"

La forza dell’acqua è terribile quando si scatena, trascinando via e schiacciando qualsiasi cosa.

Daniele Vagnetti, volontario della Protezione civile, si è trovato di fronte alle due ondate di acqua che hanno devastato la zona tra Umbertide e Città di Castello, colpendo in modo particolare Pietralunga.

“È inimmaginabile quello che provoca l’acqua quando arriva tutta nello stesso momento – racconta Vagnetti a Perugia Today – La sera del 15 settembre sulla superstrada, all’altezza di Promano è stato terribile e poteva essere una tragedia”.

Il giovane, che fa volontariato nella Protezione civile di Sellano, stava tornando a Perugia, quando si è trovato nel pieno della tempesta d’acqua all’altezza di Promano, dove la carreggiata si restringe a una corsia. “Mentre camminavamo, io e la mia fidanzata, ho visto che le auto che mi precedevano si spostavano sulla corsia chiusa al traffico – dice Vagnetti – All’improvviso ho visto una sorta di macchia di colore, scuro, e sentito un forte rumore, poi un’onda d’acqua di almeno 50 centimetri ha colpito l’auto che si è sollevata e spostata verso il guard rail di destra. Il pianale dell’auto si è riempito subito di acqua. Avendo fatto tanti corsi di soccorso e di emergenza ho capito subito che era una situazione di forte pericolo, così tenendo alto il regime del motore, per evitare che entrasse l’acqua nello scappamento, ho cercato di uscire dal lago d’acqua sapendo che quella era solo la prima ondata di acqua in piena”.

Con fatica, controllando l’auto, è riuscito ad allontanarsi per mettersi in sicurezza. “Mentre proseguivo ho visto, dall’altra parte, una vettura schiantata contro il jersey e un giovane in difficoltà, con l’acqua che arrivava già all’altezza dello specchietto retrovisore laterale – prosegue nel racconto Vagnetti – Ho detto alla mia fidanzata di proseguire più avanti, sono sceso e sono andato dal ragazzo, evitando tronchi e un congelatore (probabilmente gettato in fosso e trasportato dalla corrente, ndr) che la forza dell’acqua trascinava via lungo la carreggiata”.

Il giovane in difficoltà era paralizzato, con gli occhi pieni di paura, in stato di leggero choc. “Era aggrappato al guard rail. Quando sono arrivato vicino mi ha detto ‘aiutami, non ce la faccio più’ – dice ancora il volontario – L’ho afferrato per un braccio e proprio in quel momento è arrivata la seconda ondata, così alta che ha superato il jersey in altezza. La macchina è stata spostata ancora, ma per fortuna sono riuscito a prendere il giovane in difficoltà e tirarlo via, fino a metterci in sicurezza”. Per lo sforzo Vagnetti è finito al Pronto soccorso per dolori alla spalla.

Poco più avanti un furgoncino è stato prima colpito da un tronco e poi travolto dall’onda, finendo prima del fosso a lato della carreggiata e poi rimanendo in bilico su un terrapieno. “Il conducente è uscito dal mezzo, ma l’onda lo ha travolto, scagliandolo contro un roveto al quale si è aggrappato con tutte le forze, riportando anche delle lesioni serie – prosegue Vagnetti – curate dal personale sanitario quando l’acqua ha iniziato a scendere. Poco più indietro c’era una mamma in auto, paralizzata dalla paura, con il figli piccoli seduti dietro e l’acqua che arrivava alle maniglie delle portiere. Ho fatto scendere tutti e li ho fatti salire sull’autobus che si trovava fermo lì. Era il posto più sicuro dove stare”.

Sul posto sono sopraggiunte le pattuglie del distaccamento della polizia stradale di Città di Castello che, al fine di evitare pericoli per la circolazione o incidenti, hanno proceduto tempestivamente alla chiusura della strada, con uscita e rientro obbligatorio tra Promano e Montecorona.

“La strada era un lago di fango, l’acqua penetrava nelle fessure del jersey e poi fuoriusciva come una fontana – conclude Vagnetti – Tutto intorno uno scenario di devastazione, la carreggiata ingombra di pietre, tronchi, il congelatore che dicevo prima, fango ovunque, i campi allagati e i rivoli d’acqua che scorrevano senza diminuire di intensità per ore”.

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