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Martedì, 25 Gennaio 2022
Notizie dall'Umbria

Denuncia il marito per violenze, scappa di casa e viene arrestata e condannata per sevizie sul figlio piccolo

L'uomo sotto processo per un presunto caso di maltrattamenti smentiti dai testimoni, ma la sua denuncia di sottrazione di minore era stata archiviata

Denuncia il marito per violenze, scappa di casa portandosi via il figlio, ma finisce condannata per sevizie sul bambino, insieme con il suo nuovo compagno. Il processo contro l’uomo, però, va avanti lo stesso.

L’uomo, difeso dall’avvocato Emanuela Rondoni, è accusato di maltrattamenti in famiglia per aver costretto la moglie ad una vita di sacrifici e privazioni, costringendola a seguire le usanze islamiche del velo, chiudendola in casa e non facendola uscire se non in presenza di un maschio di casa.

Queste le accuse che la donna, ad un certo punto della convivenza, ha fatto all’uomo, scappando di casa con il figlio piccolo e rifugiandosi in una casa protetta.

Le indagini hanno portato l’uomo in tribunale, ma nel corso del tempo si sono aggiunti nuovi elementi. Tutti hanno testimoniato, ad esempio, che la donna era libera di vestirsi come voleva, anzi semmai le rimproveravano che per una che affermava di seguire i dettami dell’islam, forse minigonna e rossetto e altri comportamenti non erano proprio indicati. Tutti i testimoni hanno ribadito che l’uomo non ha mai usato violenza o costretto a vivere in un certo modo. L’unico episodio con certificazione medica riguarda una ecchimosi, con 5 giorni di prognosi, al polso della donna: lei dice che l’avrebbe afferrata per picchiarla, lui che stava impedendo che si suicidasse, tagliandosi le vene. L’episodio sarebbe avvenuto davanti al figlio piccolo, da qui il procedimento d’ufficio (la querela di parte è stata ritirata).

Nel frattempo la donna ha cambiato diverse case protette e gli assistenti sociali hanno iniziato a stilare rapporti negativi sulla stessa, rivalutando il padre, almeno nei comportamenti con il figlio.

Ad un certo punto, però, la donna viene autorizzata dal Tribunale per i minori ad andare in Marocco, per una breve vacanza, portandosi il figlio, nonostante l’opposizione del padre. Da quel momento, sono ormai passati oltre tre anni, l’uomo non lo ha più rivisto. Anche la denuncia per sottrazione di minore viene archiviata.

Mentre si svolge il processo a carico dell’uomo, però, arriva una notifica dal Tribunale di Milano che riguarda il procedimento di dichiarazione di adottabilità del bambino. Cosa è successo?

La donna è rientrata in Italia, senza dire nulla, ed è andata a vivere a Milano con il nuovo compagno. Entrambi sono stati arrestati e processati per aver seviziato il bambino con un ferro arroventato. I medici hano riscontrato 11 bruciature e 27 ecchimosi sul corpo del bambino. La donna è stata condannata a 3 anni e le è stata tolta la potestà genitoriale.

Senza consultare archivi e database, senza considerare che il bambino ha ancora un padre, il Tribunale di Milano ne ha dichiarato l’adottabilità. Il legale dell’uomo ha chiesto la revoca dell’adottabilità e avanzato la richiesta di affido esclusivo.

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