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Elio racconta Enzo Jannacci: "Il compagno di liceo di mio padre. Nelle risate che ha regalato la sua grandezza"

Al Lyrick di Santa Maria degli Angeli martedì 8 va in scena "Ci vuole orecchio". L'intervista al cantante

La spiega semplice: “Mio padre, con Enzo Jannacci ci andava a scuola. Sentivo parlare di lui molto spesso. In casa c’erano i suoi dischi. Li ascoltavamo sempre, ci sono cresciuto. Questa idea, in fin dei conti, ce l’avevo in testa da tanto tempo”. E poi, un bel giorno, quando sul palco portava Giorgio Gaber, con le sue canzoni e le sue storie, si è chiesto perché no? E già, fosse semplice. “Jannacci non ha lasciato niente di teatrale, ci sono le sue canzoni, ma niente di testuale su cui creare uno spettacolo. Giorgio Gallione ha fatto un lavorone”. Giorgio Gallione è il regista che con Elio ha “disegnato” il ritratto in musica di Jannacci, l’anima di quel corpo che Stefano Belisari (all’anagrafe) porterà martedì 8 marzo sul palco del Lyrick di Santa Maria degli Angeli. “Ci vuole orecchio”, una carrellata di canzoni del medico milanese, di riflessioni e approfondimenti su uno dei più eclettici artisti italiani, scritti di autori “vicini a Jannacci”, come Umberto Eco, Michele Serra e lo stesso Elio.

“L’intento dello spettacolo – spiega il cantante e autore – è quello di presentare Jannacci a chi non lo conosce, ma anche a chi lo apprezza già. Per questo abbiamo scelto una serie di suoi brani che lo potessero descrivere al meglio, non per forza i più famosi, ma quelli che meglio riuscissero a dare l’idea della sua caratura di artista”. Un artista che Elio colloca senza esitazione nell’olimpo, al fianco di Dalla, De Andrè, Gaber appunto. “SU di loro non ci sono dubbi, siamo tutti d’accordo. Jannacci non è così scontato, immediato, eppure è un artista di rilievo assoluto. Credo che la sua colpa sia stata quella di far ridere. E se fai ridere, insomma, non puoi stare tra gli artisti seri. E invece è tutto il contrario. Enzo, con il racconto di quella Milano che fa nelle sue canzoni, è riuscito a essere un classico, universale. Con ‘Ci vuole orecchio’ proviamo a fare questa operazione, che con mia grande soddisfazione ma anche sorpresa, ha una risposta di pubblico eccellente”. Il pubblico, dopo una lunga attesa si torna sul palco: “Era una necessità Per chi li fa gli spettacoli e per chi assiste. Il pubblico adesso ha uno sguardo diverso. Forse è la consapevolezza di aver riconquistato qualcosa che prima era data per scontata e di cui, poi, improvvisamente, si è stati privati. Sono contento di essere su un palco e di vedere la gioia di chi viene agli spettacoli”.

Sul palco, per le scenografie di Giorgio Gallione, Alberto Tafuri al pianoforte, Martino Malacrida alla batteria, Pietro Martinelli al basso e contrabbasso, Sophia Tomelleri al sassofono, Giulio Tullio al trombone.

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