Fase due, l’incognita delle mascherine: solo per la sanità in Umbria ne servono quasi 30mila al giorno

Parla Claudio Dario (direttore regionale Salute): “I presidi di protezione devono passare alla popolazione tutta, ci stiamo confrontando anche con il livello nazionale e valutando il mercato”. Al lavoro sulle scorte

Ripartire. Ma sicuri. Il mantra che rimbalza fra Governo ed enti locali che hanno lo sguardo fisso sul 4 maggio. Ossia su quella che dovrebbe la data a partire dalla quale l’Italia e l’Umbria cominceranno a risalire la china che porta fuori dall’emergenza Coronavirus.

E per ripartire sicuri non bisognerà rispettare tutta una serie di indicazioni che riguarderanno i luoghi di lavoro e nelle quali si incroceranno le disposizioni del governo nazionale e le linee guida che la Regione Umbria sta studiando e che verranno portate al tavolo della conferenza Stato-Regioni. Prioritario sarà anche garantire la sicurezza dei cittadini fuori dai luoghi di lavoro. Per questo, mascherine, gel disinfettanti e guanti passeranno dallo status di “obbligo” a quello di abitudine. Un po’ come fu per le cinture di sicurezza in macchina nel 1988.

Secondo i dati diffusi dalla protezione civile dell’Umbria, ogni giorno 15mila chirurgiche, 12mila tra FfP2 e FfP3 vengono utilizzate dai servizi sanitari regionali ossia ospedali, Usl e distretti. Nei magazzini della Prociv umbra ci sono circa 180mila mascherine di scorta che sono distribuite a tutte le 90 residenze protette del territorio regionale, ai i Comuni che hanno un coc (centro operativo comunale) e alle aziende che avevano la possibilità di lavorare. La scorta attualmente disponibile dovrebbe coprire le esigenze di circa due settimane.

Circa 30mila al giorno soltanto nelle strutture sanitarie non sono che una piccolissima parte del fabbisogno che l’Umbria dovrà garantire in vista della fase due. Secondo il capo della protezione civile, Angelo Borrelli, e Domenico Arcuri, commissario all’emergenza Coronavirus, in Italia servono almeno 90 milioni di mascherine al mese, ma c’è anche chi porta i numeri più in alto, fino a 130 milioni di mascherine ogni 30 giorni.
A Terni, dal 25 marzo al 14 aprile scorso, sono state distribuite quasi tremila mascherine ogni giorno. Ad Amelia - grazie alla collaborazione tra 21 giovani sarte e le suore di clausura del convento di San Magno - circa duemila presidi sono in fase di produzione e distribuzione. Ma su tutto il territorio provinciale e regionale, le amministrazioni si stanno attrezzando per fornire almeno una mascherina a nucleo familiare.

claudio dario-2“Mascherine, guanti e tamponi sono i primi argomenti da affrontare nella fase due – dice Claudio Dario, direttore regionale Salute e Welfare - ma chiariamo che non vuol dire ritorno a come si era prima. Bisogna mettere in sicurezza le persone: la fase due prelude ad una fase tre, che sarà il ritorno alla normalità. Siamo ancora in emergenza e messa in sicurezza. I presidi di protezione devono passare alla popolazione tutta, ci stiamo confrontando anche con il livello nazionale. E valutando il mercato. Abbiamo un’azienda che li produce, vedremo. Le Regioni si muovono in modi diversi. Riutilizzabili, chirurgiche, autoprodotte, si sta lavorando per decidere come impostare questa risposta ai cittadini, alcune scorte si stanno comunque facendo per il sistema sanitario”.

Nel “piano” elaborato dalla Regione, la collaborazione con l’Università di Perugia dovrebbe garantire di mettere in moto una filiera umbra per la produzione di dispositivi di sicurezza individuale e anche di reagenti per i test. Filiera che oltre al consumo “domestico” potrebbe affacciarsi sul mercato, trasformandosi così in una opportunità di sviluppo.

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