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Il virus ammazza le botteghe: dall’inizio dell’emergenza persi in Umbria 4 milioni al giorno

Sul territorio regionale sono chiuse circa 13mila attività artigianali, l’allarme della Cgia di Mestre: tanti mestieri rischiano di scomparire

Almeno 7 miliardi di euro. A tanto ammonta la stima della perdita di fatturato che a livello nazionale le imprese artigiane subiranno in questo mese di chiusura a causa del Coronavirus (dal 12 marzo al 13 aprile 2020). A fare i conti è stato l’ufficio studi della Cgia, associazione di artigiani e piccole imprese, di Mestre.

Secondo Cgia, “i comparti più colpiti sono anche quelli più rappresentativi di tutto il settore: le costruzioni, ad esempio, vedranno una flessione del fatturato di 3,2 miliardi (edili, dipintori, finitori di edifici, etc.) la manifattura di 2,8 miliardi (metalmeccanici, legno, chimica, plastica, tessile-abbigliamento, calzature, etc.) e i servizi alla persona di 650 milioni di euro (acconciatori, estetiste, calzolai, etc.)”.

Il calcolo dell’associazione di categoria dice che per l’Umbria il fatturato perso in un solo mese ammonterà a 117 milioni di euro, pari quasi a 4 milioni ogni giorno, ossia il 3,8% dell’intero fatturato di un anno, più della media nazionale che è del 3,7%.

Rispetto al totale di 20.382 imprese artigiane attive su tutto il territorio regionale, quelle che possono restare aperte nonostante l’emergenza Covid19 sono 7.447, quelle sospese dai vari decreti che si sono succeduti nel corso del mese di marzo sono oltre 13mila, quasi il 62% del totale.

Un colpo che rischia di mettere a terra un settore già profondamente provato dalla crisi che negli ultimi dieci anni (2009-2019) ha cancellato quasi 4mila botteghe in tutta l’Umbria (oltre il 16%) passando dalle 24.327 del 2009 alle 20.382 del 2019.

“L’artigianato rischia di estinguersi, o quasi, in particolar modo nelle piccole città e nei paesi di periferia, molte attività - segnala il coordinatore dell’ufficio studi di Cgia, Paolo Zabeo – a fronte dell’azzeramento degli incassi, degli affitti insostenibili e di una pressione fiscale eccessiva, non reggeranno il colpo e saranno costrette a chiudere. Se la situazione non migliorerà entro la fine del prossimo mese di maggio, è verosimile che entro quest’anno il numero complessivo delle aziende artigiane scenderà di almeno 300mila unità: vale a dire che il 25 per cento delle imprese artigiane presenti in Italia chiuderà i battenti”.

“Quasi il 60 per cento della contrazione delle imprese artigiane registrata in questi ultimi 10 anni – fa notare il segretario Renato Mason – riguarda attività legate al comparto casa. Edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici, etc. hanno vissuto anni difficili e molti sono stati costretti a gettare la spugna. La crisi del settore e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali. Certo, molte altre professioni artigiane, soprattutto legate al mondo del design, del web, della comunicazione, si stanno imponendo. Purtroppo, le profonde trasformazioni in atto e la drammatica crisi che vivremo nei prossimi mesi cancelleranno molti mestieri che hanno caratterizzato la storia dell’artigianato e la vita di molti quartieri e città”.

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