Più soldi in busta paga per 48mila lavoratori ternani: ecco a chi spetta il bonus a partire dal primo luglio

Riduzione del cuneo fiscale, l’analisi del Centro servizi Uil: cento euro di stipendio extra per i redditi fino a 28mila euro. Marini: giudizio positivo, ora azioni per tutelare anche i pensionati

A partire dal mese prossimo (luglio) entreranno nelle tasche dei lavoratori subordinati i primi benefici in busta paga legati alla riduzione del cuneo fiscale. Una buona notizia, per molti lavoratori, alle prese con le difficoltà economiche legate alla pandemia da Coronavirus, incrementatesi per effetto delle cessazioni o riduzioni di attività, ma anche per i ritardi sul versante del pagamento degli ammortizzatori sociali. Misure importanti dunque, sia pure parziali, sulle quali il virus c’entra comunque poco o nulla. I benefici sono infatti il frutto di un’ampia campagna di mobilitazione promossa dalle confederazioni sindacali Uil-Cgil-Cisl avviata negli scorsi mesi e che ha portato ad uno stanziamento di risorse aggiuntive proprio per il finanziamento di interventi di riduzione del cosiddetto cuneo fiscale introdotto con la legge 160 del 27 dicembre 2019 e successivo decreto di attuazione.

Le novità fiscali in busta paga dal 1 luglio 2020

La norma prevede nei fatti il superamento del precedente bonus Renzi, un incremento delle cifre erogate ed un ampliamento dei percettori di ulteriori circa 4 milioni di contribuenti lavoratori dipendenti, fino a raggiungere una platea potenziale superiore a 15 milioni di beneficiari. Si tratta di una integrazione esentasse, in quanto non concorre alla formazione del reddito ai fini Irpef ed è sterilizzata ai fini previdenziali ed assistenziali. Da tener presente che queste misure, per il momento, avranno una durata temporanea, in quanto lo stanziamento di 3 miliardi copre fino a dicembre 2020, mentre la sua proroga al 2021, nelle more di una revisione degli strumenti di sostegno al reddito, dovrà essere oggetto di ulteriore intervento.

Quali sono dunque le novità che riguarderanno le buste paga di milioni di lavoratori dipendenti e, fra questi i 209mila subordinati che vivono e lavorano in Umbria? I percettori di redditi lordi fino a 28mila euro percepiranno su base mensile una integrazione al reddito pari a 100 euro. Per i titolari di redditi fino a 26,6mila euro in realtà l’importo riassorbe fino a concorrenza l’assegno precedentemente percepito, conosciuto come bonus Renzi, mentre per la fascia da 26,6 a 28 mila euro, si tratta di una novità assoluta e si sostanzierà in un incremento reale di pari importo. La fascia reddituale ulteriore e fino ai 35mila euro sarà interessata da una correzione progressiva che riduce il beneficio – che però si trasforma tecnicamente da trattamento integrativo dei redditi da lavoro dipendente ed assimilati in detrazione d’imposta – scendendo gradualmente da 100 ad 80 euro, importo che verrà raggiunto proprio in corrispondenza della soglia dei 35mila euro lordi di retribuzione. Infine, oltre i 35mila euro scatterà un meccanismo di “decalage”, con riduzione ulteriore della detrazione d’imposta che si azzererà di fatto al raggiungimento di una retribuzione corrispondente a 40mila euro.

La fotografia in Umbria

Vediamo l’impatto di queste novità nella platea umbra dei 209mila lavoratori subordinati della regione. Le elaborazioni del Caf Uil dell’Umbria non possono che partire dalla fotografia, per quanto parziale e non esaustiva di tutte le situazioni lavorative (sono esclusi infatti i lavoratori agricoli e domestici). Un primo dato interessante evidenzia la preponderanza del genere maschile fra i lavoratori dipendenti pari al 57,5% contro il 42,5%, a riprova di un sistema che penalizza l’occupazione femminile sia a livello nazionale che regionale. Da un punto di vista anagrafico, se suddividiamo la platea dei lavoratori dipendenti per coorti di età, emerge la scarsa presenza dei giovani under 29 (20,1%, a conferma delle oggettive difficoltà di entrata nel mercato del lavoro), una presenza maggiore della fascia 30-44 (38,1%), poi della fascia 45-54 (26,7%), seguita a gran distanza dal gruppo 55-64 (13,9%). Una curiosità: l’1,2% è costituita da lavoratori attivi ultrasessantacinquenni. Se andiamo a valutare le qualifiche, scopriamo che gli operai riguardano il 55,6% dei dipendenti, percentuale che scende al 36,6% per la classe impiegatizia. Se passiamo alle cosiddette alte professionalità, costituite da quadri e dirigenti, si aggiunge un altro 3,8%, mentre l’ultima fetta che chiude la torta è costituita dagli apprendisti ed altre situazioni professionali residuali che sommano un ulteriore 4%. L’esame delle qualifiche ci consente di verificare come il lavoro operaio sia una prerogativa prevalentemente maschile (il 67% degli addetti), nell’ambito impiegatizio la situazione si ribalta (58% donne), la questione di genere riemerge con tutta la sua problematicità nelle alte professionalità con le donne che si attestano al 27%, per ulteriormente scendere ad un misero 17% nel sotto-segmento dei dirigenti.

Se guardiamo ai dati relativi all’andamento delle retribuzioni, principale parametro che verrà considerato ai fini dell’erogazione dei benefici collegati alla riduzione del cuneo fiscale (salvo conguaglio a fine anno), stimiamo che la gran parte dei 209mila dipendenti umbri, distribuiti per 161mila unità in provincia di Perugia e 48mila in quella di Terni, potrà percepire il bonus, totalmente o parzialmente, poiché il dato retributivo medio mensile si colloca a 1.417 euro, sensibilmente più basso di quello che si registra nelle regioni dell’Italia centrale (1.541 euro) e ancor più rispetto alla media italiana (euro 1.595). Il dato ovviamente è una media ponderata che tiene conto sia dei livelli stipendiali della maggioranza dei lavoratori con contratto a full time, sia del buon terzo di occupati umbri a tempo parziale, dove il confronto è fra i 1.708 euro di un tempo pieno contro gli 825 euro di un part-time. In questa classifica a primeggiare sono i lavoratori del Ternano che raggiungono una media retributiva mensile di 1.436 euro rispetto ai perugini che si fermano a 1.411, con una differenza su base mensile pari a +25 euro.

Le valutazioni del Caf Uil Umbria

Quindi in sostanza, tirando le somme del nostro discorso, il taglio del cuneo fiscale tenderà ad avvantaggiare come è giusto che sia proprio le fasce di lavoratori meno ricche, dove troviamo insieme alla stragrande maggioranza dei giovani anche una buona fetta di lavoratrici dipendenti. Ovviamente il giudizio che diamo come Caf Uil dell’Umbria non può essere che positivo, pur rimanendo convinti della necessità di inquadrare questi provvedimenti all’interno di una riforma complessiva del sistema delle detrazioni fiscali - ce ne sono in circolazione alcune centinaia – molte delle quali sconosciute alla gran parte dei contribuenti. Anche il costante ricorso all’utilizzo di bonus temporanei, pur quando riducono tasse al popolo della ritenuta alla fonte, andrebbe riconsiderato per i potenziali effetti distorsivi sui meccanismi di progressività nell’imposizione fiscale, elemento cardine e costituzionalmente garantito, all’interno del sistema tributario italiano. Si tratta quindi di un primo passo sulla lunga strada di una maggiore giustizia ed equità fiscale, che andrà perseguita tutelando anche l’altra fascia di contributori netti dell’Irpef: i pensionati.

*presidente Centro servizi Uil

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