Piano regionale sanitario: "Agire nell'interesse del paziente, no al turismo nosocomiale"

Il consigliere comunale Claudio Fioretti, del Movimento 5 Stelle, ed il cardiochirurgo Gino Di Manici: "Il percorso diagnostico-terapeutico determinerebbe un significativo incremento dei rischi per il paziente nonché il lievitare dei costi per il sistema sanitario"

ospedale di Terni

Una nota congiunta firmata dal consigliere comunale Claudio Fioretti, del Movimento 5 Stelle, cardioanestesista all’ospedale ‘Santa Maria’ di Terni e dal cardiochirurgo Gino Di Manici, in servizio all’azienda ospedaliera di Perugia. Focus sul ‘Nuovo piano sanitario regionale’ relativo al triennio 2019/2021.

“Si apprende dalla bozza del nuovo piano sanitario regionale 2019-2021 che si parlerebbe di “Reparti accorpati e taglio dei doppioni” al fine di “mettere in rete le risorse, soprattutto dei professionisti, evitando duplicazioni diseconomiche, prevalentemente nell’alta specialità” – osservano i firmatari - Premesso che appare giusto muoversi contro gli sprechi a favore di un efficientamento dell’apparato statale e sanitario in primo luogo. Quel che ci preoccupa sono le soluzioni esposte nella bozza; schemi che ci fanno pensare a tutto tranne che ad “un taglio dei doppioni” o a un’ottimizzazione dei servizi tra Terni e Perugia, né si intravedono le modalità con cui si realizzerebbe un effettivo risparmio di risorse. Pensare, come è scritto a chiare lettere, di suddividere i tipi di interventi cardiochirurgici e distribuirli in diversi ospedali è nella pratica irrealizzabile e avrebbe conseguenze gravemente avverse all’interesse dei pazienti nonché mortificanti la professionalità degli operatori sanitari medici ed infermieri”.

“E’ stata riportata, per esempio, l’idea di eseguire gli interventi sulle valvole cardiache in un centro e quelli sulle coronarie in un altro. Appare arduo capire come questa “soluzione” determinerebbe un vantaggio per i pazienti nonché una riduzione dei costi e/o degli sprechi di risorse”- sottolineano Fioretti e Di Manici – “Prendendo in considerazione solo alcuni delle conseguenze nefaste di tale proposta, essa presupporrebbe di sottoporre ad esami diagnostici un paziente in uno dei centri per poi trasferirlo in un altro ospedale, spesso in condizione di acuzie, in seguito alla diagnosi ottenuta e questo perché la Regione avrebbe stabilito “a tavolino” che quello specifico intervento debba essere eseguito in altra sede pur essendo a disposizione nello stesso ospedale un’équipe in grado di eseguirlo lo stesso. Come comportarsi, poi, nei frequentissimi casi in cui il paziente è affetto sia da problemi coronarici che valvolari? - si domandano- Quale sarebbe il destino dei molti pazienti ricoverati in regine di urgenza il cui trasferimento risulta molto complesso e rischioso se non impossibile?"

"Appare evidente che questo “percorso diagnostico-terapeutico” determinerebbe un significativo incremento dei rischi per il paziente nonché il lievitare dei costi per il sistema sanitario".

"La suddivisione proposta, inoltre, condurrebbe con certezza ad un mortificante svilimento della professionalità dei medici che per decenni si sono formati al fine di conseguire piena autonomia operativa nella propria disciplina e renderebbe impossibile la formazione professionale dei giovani che, a parole, tanto ci sta a cuore".

"Questa specie di 'turismo nosocomiale' non solo espone il paziente a rischi inaccettabili, mortifica e demotiva gli operatori e determina un incremento dei costi sanitari indiretti ma costringe anche le famiglie a disagi inutili ed esosi come conseguenza di doppi ricoveri e trasferimenti con significativo incremento della spesa sociale per le famiglie".

"Se si vuole davvero uniformare e ottimizzare l’offerta terapeutica nel campo della cardiochirurgia e mettere a disposizione di tutti i pazienti umbri gli elevatissimi standard di qualità presenti nei due centri, è sicuramente più intelligente e proficuo prevedere un eventuale spostamento programmato delle équipe piuttosto che dei pazienti e delle loro famiglie, soluzione praticamente a costo zero d’altro canto già adottata per altre discipline chirurgiche".

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"Senza alcuna intenzione polemica si ritiene che la politica, in occasione di scelte così profondamente impattanti la vita delle persone, dovrebbe lavorare con e non contro gli operatori sanitari i quali conoscono davvero a fondo le problematiche legate all’esercizio delle alte specialità chirurgiche. In campo sanitario - chiosano - provvedimenti che hanno solo un effetto “cosmetico”, tanto per “far vedere” di fare qualcosa, sono avversi alla tutela della salute pubblica”.

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