Droga a Terni, Liguori lancia un “sos alle forze sane di questo territorio”: “Domanda elevata, più di così non possiamo fare”

La riflessione del procuratore della Repubblica: “Siamo stanchi e amareggiati di raccontare questo cliché. Si uccide anche dando sostanza stupefacente autorizzata a qualcuno. È una pistola puntata”. Indagini sulle attività dei Serd

Il procuratore Alberto Liguori

“Più di così non possiamo fare. Le operazioni sono moltissime. Abbiamo ritmi da Calabria e Sicilia. Ma noi siamo una procura piccola. Dovremmo occuparci di furti, illeciti ambientali, truffe. E invece, ogni settimana chiudiamo un’indagine su reati di droga. Siamo stanchi e amareggiati di raccontare questo cliché”.

Scorrendo le pagine dell’ordinanza che ha permesso di disarticolare una organizzazione – composta da magrebini e ternani – attiva nello spaccio di sostanze stupefacenti a Terni, il capo della procura della Repubblica, Alberto Liguori, tratteggia qualcosa in più di un “semplice” fatto di droga. Sullo sfondo resta il dramma che ad inizio luglio ha coinvolto due adolescenti ternani, Flavio e Gianluca, uccisi da un cocktail di metadone. “Ad onor del vero – dice il procuratore – subito dopo quei fatti si è tenuto un comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza”. Ma poi, niente di più.

“Su Terni – sostiene Liguori – scorre un fiume di droga. I soldi ci sono. E la domanda di droghe è elevata: l’utenza si snoda in varie zone della città”, dice mentre sullo sfondo scorrono le immagini dei parchi cittadini in cui i carabinieri hanno sorpreso i pusher nell’ambito dell’operazione “Mastro Birraio”.

E molti di questi quartieri ricorrono in maniera drammatica ogni volta che la cronaca racconta un episodio di spaccio. La zona di san Valentino, il quartiere san Giovanni, alcune zone del lungo Nera.

Zone che si ripetono e personaggi che ritornano. La maggior parte delle persone coinvolte nell’ultimo blitz dei carabinieri hanno già avuto guai con la giustizia. Sempre per spaccio, ma anche furti, resistenza a pubblico ufficiale, evasione. “Le pene – ripete il procuratore – vanno eseguite”.

E ripete ancora che “serve un tavolo tecnico”, attorno al quale si sieda “lo Stato”. Le forze dell’ordine, certamente, la magistratura. Ma anche le istituzioni sanitarie e quelle politiche. Perché quello che è successo a Flavio e Gianluca “non può passare così”.

Un appello, insomma, “alle forze sane del territorio” ma anche alcune “ipotesi di lavoro” che la procura non può tralasciare. “Si uccide anche dando sostanza stupefacente autorizzata a qualcuno. È una pistola puntata”. Il riferimento del procuratore è tutt’altro che casuale agli ultimi fatti di cronaca e soprattutto alla cessione di metadone da parte del quarantenne ternano finito in cella per la morte dei due adolescenti.

“In quanto procuratore – dice ad esempio Liguori – io posso avere una pistola. Ma se quella pistola finisce nelle mani di chi non può averla, allora le cose cambiano. Io non dico che quella persona non doveva avere il metadone. Ma sono obbligato a verificare il perché lo avesse”. Il senso è dunque quello di accelerare rispetto alla necessità di approfondire le modalità con cui i servizi per le dipendenze, i Serd, forniscono la terapia ai tossicodipendenti. E verificare poi che uso venga fatto di queste sostanze. “Quanti Aldo ci sono a Terni?”, dice riferendosi allo spacciatore arrestato per la morte di Flavio e Gianluca. “Quanti ce ne sono per ogni quartiere?”.

Il punto di caduta del ragionamento è dunque questo: “Siamo stanchi e amareggiati di raccontare questo cliché. E forse è arrivato il momento di ragionare su cosa è successo negli ultimi dieci anni a Terni. Ma non possiamo farlo da soli”.

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