“Sei cieco, non puoi gareggiare”, atleta ternano escluso dalla competizione di judo. La replica: “Nessuna discriminazione”

Il regolamento della Fijlkam non permette a sportivi con disabilità di partecipare alle competizioni con i normodotati. Il presidente Falcone: è una questione medico-legale. Scorsolini: sono triste, non voglio sentirmi un atleta di serie B

Gabriele Scorsolini con l'olimpionico Marino Cattedra

“Sono veramente triste, io mi alleno tutti giorni con i ragazzi normodotati e non riesco a capire perché non posso fare in un palazzetto quello che faccio ogni giorno in palestra”. Un’altra sfida si apre all’orizzonte di Gabriele Scorsolini. Vent’anni, dopo avere affrontato crepacci e pareti ripidissime, l’atleta ternano si è tuffato nel mondo della lotta, sconfiggendo anzitutto la sua disabilità. Gabriele non ci vede. Ma questo per lui non sembra essere un problema. Anzi.

Lo scorso anno a Riccione ha conquistato il titolo italiano judo della Federazione Csen (Centro sportivo educativo nazionale) giocandosela alla pari proprio con atleti “normodotati”. Il prossimo fine settimana avrebbe voluto partecipare ad una gara di judo nazionale in programma a Todi ed organizzata dalla Fijlkam. Il regolamento della federazione però non prevede che atleti normodotati si scontrino con atleti disabili.

“All’inizio pensavo fosse uno scherzo - commenta Gabriele - ma poi, purtroppo, mi sono reso conto che era tutto vero. Mi hanno detto che il regolamento Fijlkam non prevede la possibilità di far combattere gli atleti non vedenti con i normodotati. Avevo il sogno di conquistare la cintura nera anche nella Fijlkam dopo averla ottenuta nella Csen nel 2019. Invece qui non posso nemmeno provarci, non mi è concesso di vedere quanto valgo. Sono veramente triste, io mi alleno tutti giorni con i ragazzi normodotati e non riesco a capire perché non posso fare in un palazzetto quello che faccio ogni giorno in palestra. Perché mi devo sentire un atleta di serie B? Spero che quello che provo io in questi giorni non debba capitare ad altri ragazzi ed è per questo che ho reso pubblico questo episodio”.

“Abbiamo una convenzione in essere con la Fispic. Oltre alla collaborazione, chiedono la partecipazione alle gare con i normodotati. Io ho posto un problema di tipo legale – spiega il presidente della Federazione italiana judo lotta karate arti marziali, Domenico Falcone - perché non esistono tutele per gli atleti. Ho interpellato il Comitato italiano paralimpico. Il presidente, avvocato Luca Pancalli, si è fatto garante. È l’aspetto assicurativo che più mi inquieta. Quando un normodotato gareggia con un disabile cosa succede? Abbiamo bisogno di una risposta chiara dal legislatore, ma è un anno che stiamo aspettando. Auspico che la situazione si possa sbloccare, ma nella garanzia di tutti. Non si tratta di discriminare, non è una discriminazione ma una forma di garanzia. La disabilità è presente nella nostra federazione. Conosco questi atleti: è un mondo meraviglioso e vorrei dare una mano”.

“Il Csen non ha avuto nessuna difficoltà a far gareggiare Gabriele – spiega invece Rosario Valastro, direttore sportivo della nazionale Fispic, la Federazione italiana sport paralimpici per ipovedenti e ciechi – ma si tratta di un ente di promozione sportiva. Dovrebbero essere il Coni e il Comitato paralimpico a smuovere questa cosa. In caso di gare ed eventi, sono le federazioni a rispondere rispetto ad eventuali problemi degli atleti. Discorso diverso va fatto per gli allenamenti: in questo caso, gli atleti sono tesserati con una società, che risponde direttamente nell’eventualità di infortuni”.

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