Coronavirus, uomini più “esposti”: ecco l’identikit di chi si ammala e di chi rischia di morire

Oltre 500 persone in osservazione nel Ternano, 48 i contagiati. Dai primi sintomi alla diagnosi passano in media quattro giorni. Tutti gli approfondimenti dell’Istituto superiore di sanità

Quello del Coronavirus è un “mondo” ancora tutto da scoprire. Gli esperti stanno cercando di capire sintomatologia, periodo di incubazione del Covid19, profili di rischio dei pazienti e patologie che potrebbero comporre un mix letale.

La situazione in Umbria è attualmente questa. Dai dati aggiornati alla mezzanotte del 13 marzo, 107 persone in Umbria risultano positive – 59 nella provincia di Perugia e 48 in quella di Terni - sono ricoverati in 32, di cui 19 nel reparto di malattie infettive dell'Ospedale di Perugia e 13 in quello di Terni. Dei 32 ricoverati, 11 sono in terapia intensiva, 6 nell’ospedale di Perugia e 5 in quello di Terni.

Tre sono se persone guarite, una quella deceduta.

Le persone in osservazione sono 1.734: di questi, 1.206 sono nella provincia di Perugia e 528 in quella di Terni. Nel complesso entro le ore 24 del 13 marzo, sono stati eseguiti 748 tamponi.

Sempre alla stessa data risultano 300 soggetti usciti dall’isolamento di cui 194 nella provincia di Perugia e 106 in quella di Terni.

Ad oggi, in Italia sono stati 17.660 i casi totali.

Nel dettaglio: i casi attualmente positivi sono 7.732 in Lombardia, 2.011 in Emilia-Romagna, 1.453 in Veneto, 794 in Piemonte, 698 nelle Marche, 455 in Toscana, 304 in Liguria, 242 nel Lazio, 236 in Friuli Venezia Giulia, 213 in Campania, 157 nella Provincia autonoma di Trento, 126 in Sicilia, 123 nella Provincia autonoma di Bolzano, 121 in Puglia, 83 in Abruzzo, 107 in Umbria, 43 in Sardegna, 37 in Calabria, 27 in Valle d’Aosta, 17 in Molise e 10 in Basilicata.

Sono 1.439 le persone guarite. I deceduti sono 1.266, ma questo numero potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto superiore di sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso.

Nei giorni scorsi, l’Istituto superiore di sanità ha diffuso una serie di approfondimenti per cercare di fare il punto della situazione. Gli studi al momento disponibili dicono ad esempio che “la data di inizio sintomi è al momento disponibile solo in 4.555 dei 8.342 casi. Questo può essere dovuto al fatto che una parte dei casi diagnosticati non ha ancora sviluppato sintomi e/o dal mancato consolidamento del dato stesso. Il tempo mediano trascorso tra la data di insorgenza dei sintomi e la data di diagnosi è di 3 giorni per il periodo 20-27 febbraio (calcolato su 897 casi) e di 4 giorni per il periodo 28 febbraio-9 marzo (calcolato su 3.579 casi). 3.702 casi sono di sesso maschile (62%). L’età mediana è di 65 anni (min 0, max 100). Si osserva un aumento della letalità nelle classi di età più elevate”.

L’indagine epidemiologica elaborata dall’Iss suggerisce che “la trasmissione dell’infezione sia avvenuta in Italia per tutti i casi, ad eccezione dei primi tre casi segnalati dalla regione Lazio che si sono verosimilmente infettati in Cina; è stato poi segnalata dalla regione Lombardia una persona di nazionalità iraniana, tuttavia non è stato indicato dove possa essere avvenuto il contagio che si è verosimilmente infettato in Iran”.

“Ad eccezione dei primi tre casi con storia di viaggio in Cina ed un caso possibilmente esposto in Iran, nessun caso notificato ha riportato una storia di viaggio in Paesi con trasmissione sostenuta da SARS-CoV-2 durante il periodo di incubazione di 14 giorni. Attualmente non è possibile ricostruire, per tutti i pazienti, la catena di trasmissione dell’infezione. La maggior parte dei casi segnalati in Italia riportano un collegamento epidemiologico con altri casi diagnosticati in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, le zone più colpite dall’epidemia”.

Di queste ultime ore un approfondimento per quanto riguarda la mortalità legata ai casi di Coronavirus.

La letalità finora osservata – scrive l’Iss nei suoi ultimi aggiornamenti - è del 5,8% ed è più alta negli uomini. L’età media dei pazienti deceduti e positivi a Covid19 è 80 anni, e le donne sono il 28,4%. L’età media dei pazienti deceduti e positivi a Covid19 è79,4 anni. Le donne sono 289 (28.4%). L’età mediana dei pazienti deceduti positivi è più alta di circa 15 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 80 anni – pazienti con infezione 65 anni). Le donne decedute dopo aver contratto infezione hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 84 – uomini 79). La letalità aumenta in maniera marcata dopo i 70 anni”.

L’Iss rileva inoltre che il 47% dei pazienti deceduti presentava tre o più patologie pregresse, il 25,7% due patologie e il 26% almeno un’altra patologia oltre al Covid19.

Nella maggior parte dei casi, la patologia più frequentemente riscontrata è l’ipertensione arteriosa (76,5%) seguita da cardiopatia ischemica e diabete mellito (37,3%) oltre che da fibrillazione atriale (26,5%) e cancro (19,4%).

Dispnea e febbre rappresentano i sintomi di più comune riscontro, meno comuni sono tosse, emottisi e diarrea. L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (98.8% di casi) seguita da shock (22.9%), danno renale acuto (16.9%) e sovrainfezione (10.8%)”.

“Ad oggi (13 marzo) – rileva infine l’Istituto superiore di sanità - sono due i pazienti deceduti di età inferiore ai 40 anni. Si tratta di una persona di 39 anni, di sesso maschile, con preesistenti patologie psichiatriche, diabete e obesità, deceduta presso il proprio domicilio e di una persona di 39 anni, di sesso femminile, con preesistente patologie neoplastica deceduta in ospedale”.

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