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Cronaca

“Il fenomeno del traffico di stupefacenti mi ha colpito. E sull’usura c’è massima attenzione”

I primi tre mesi a Terni del nuovo comandante provinciale della guardia di finanza, colonnello Mauro Marzo: “Allerta al rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata, occorre riflettere sul coinvolgimento dei giovanissimi nell’uso e nello spaccio di droga”

Terni dal terzo piano dello steccato di viale Bramante sembra diversa. Soprattutto se vista con gli occhi di chi, prima che nella città dell’acciaio, ha lavorato a Napoli, Reggio Calabria, Roma. Occupandosi di antiriciclaggio, corruzione, traffici internazionali di droga gestiti dalle ‘ndrine calabresi. “Può anche darsi che i membri di una cosca, dispersi in un paesino di montagna dove a malapena arriva la corrente elettrica e che passano le giornate, apparentemente, ad allevare maiali, chiedano alla controparte sudamericana di pagare una parte del carico di cocaina in criptovalute. E che questi rispondano di non essere ancora attrezzati per questo”.

Il colonnello Mauro Marzo da settembre guida il comando provinciale della guardia di finanza di Terni. “Avrei potuto incontrare la stampa prima, ma sarebbe stata soltanto una formalità”. Adesso, invece, c’è la possibilità di mettere sul tavolo qualcosa di più concreto. Pochi numeri, nessun bilancio. Ma delle “percezioni”, delle “impressioni” su quella che il comandante definisce – fra molte virgolette – come una “terra di confine”. “Per carità, nulla a che vedere con la Westafalia, nella Germania del nord, dove la ‘ndrangheta ha piazzato parte dei suoi affari, appunto, molto oltre i confini della legalità, proprio perché a poche centinaia di chilometri ci sono Olanda o Belgio e dunque fiscalità diverse e leggi diverse di cui approfittare”.

Ma insomma, una città che si trova a fare da cerniera fra diverse province e regioni, può essere “appetibile” per chi ha intenzione di mettere su qualcosa di illecito.

“Mi ha molto colpito il fenomeno del traffico di stupefacenti”, dice. Raccontando dell’operazione che a settembre scorso ha permesso alle fiamme gialle di recuperare 24 chilogrammi di sostanze stupefacenti. “Forse siamo stati semplicemente fortunati o forse Terni è una piazza dove è facile acquistare droga e, dunque, dove di sostanza stupefacente ne circola molta”. Così come il colonnello dice di essere rimasto colpito dal “coinvolgimento di giovanissimi” proprio nello smercio dello sballo. “Con i ragazzi dobbiamo cambiare linguaggio. Andiamo al sodo, parliamo di soldi. Allora possiamo dire loro che, sì, trasportare una borsa con un chilo di droga a Milano può fruttare mille o mille e cinquecento euro, ma che se si viene fermati dalla guardia di finanza, c’è il rischio di prendersi dieci anni di carcere”.

Spostare insomma il paradigma, così come prestare “massima attenzione” ad un altro fenomeno che avrà magari poche evidenze ma che – al contrario – potrebbe essere molto più diffuso di quanto si immagini. “L’usura è un reato ombra”, dice il comandante, sottolineando che le indagini in tal senso – ancora – sono in numero molto limitato. Eppure, la crisi, l’aumento dei materiali, il carovita, potrebbero avere fatto esplodere quella “usura da bisogno” che rischia di trasformarsi in un virus strisciante capace di intrufolarsi dentro le pieghe più nascoste della città. “L’usurato matura un rapporto di dipendenza con l’usuraio: c’è terrore a denunciare, c’è il sentimento del fallimento e c’è la vergogna di uscire allo scoperto”.

E allora si cerca di scovare le tracce, così come si indaga alla ricerca di quei “piccoli fenomeni” che potrebbero però nascondere i tentativi della criminalità organizzata di contaminare il tessuto economico della città. “C’è molta attenzione all’apertura di nuove partite Iva così come vengono tenute sotto controllo le aperture di attività commerciali pregevoli, anche dal punto di vista degli investimenti economici, dietro alle quali però potrebbero nascondersi altri intenti”. Ossia riciclaggio e frodi fiscali.

Mentre l’obiettivo che resta principale è quello di garantire lealtà nelle attività commerciali e imprenditoriali e “equità fiscale. Pagare tutti per pagare, magari, un po’ meno”.

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